È morto Corrado Carnevale, ex primo presidente della Corte di Cassazione. Si è spento mercoledì pomeriggio a Roma all’età di 95 anni. I funerali si terranno venerdì 6 febbraio alle ore 15, nella chiesta di Cristo Re di viale Mazzini a Roma.
L’alto magistrato era nato a Licata, in Sicilia, nel 1930 ed era stato al vertice della Suprema Corte dal 1985 al 1993, diventando a soli 55 anni il presidente più giovane della storia della Cassazione. Definito il giudice “ammazzasentenze”, durante la sua carriera fu coinvolto in un’inchiesta ma poi venne definitivamente assolto dalla Corte nel 2002.
Chi era Corrado Carnevale
“Ammazzasentenze”. Con questo soprannome passò alla storia Corrado Carnevale. E’ stato magistrato ed ex presidente della prima sezione penale della Corte suprema di cassazione. Raggiunse l’apice della carriera il 1º dicembre 1985, quando a soli 55 anni divenne presidente di sezione della Cassazione, il più giovane di sempre.
Durante la sua presidenza, dal 1985 al 1993, firmò o presiedette l’annullamento di centinaia di sentenze d’appello, circa 500, relative a reati per associazione mafiosa e terroristica. Le sue sentenze si basavano quasi sempre su vizi di forma, errori procedurali o carenze di motivazione, ma alimentarono il sospetto di un atteggiamento indulgente verso imputati eccellenti, soprattutto nei grandi processi di mafia.
La fama di “ammazzasentenze” esplose sui giornali dopo alcuni clamorosi annullamenti e scarcerazioni, come quella dell’11 febbraio 1991, quando 43 imputati, tra cui numerosi boss mafiosi, tornarono in libertà per la scadenza dei termini di custodia cautelare. Le polemiche portarono a interpellanze parlamentari, monitoraggi ministeriali e a un’intensa pressione politica e mediatica. Tuttavia, le verifiche disposte negli anni, anche su impulso di ministri come Mino Martinazzoli e Claudio Martelli, non riscontrarono irregolarità formali nel suo operato.
Coinvolto successivamente nel processo Andreotti a seguito delle accuse del pentito Gaspare Mutolo, Carnevale fu sospeso dal servizio nel 1993. Condannato in appello nel 2001 per concorso esterno in associazione mafiosa, venne definitivamente assolto nel 2002 dalla Cassazione perché “il fatto non sussiste”. Tornò in servizio nel 2007 in una sezione civile della Cassazione e andò in pensione nel 2013.

