“Come siamo stati trattati? Non bene, non posso dire che mi siano state fatte delle violenze fisiche, ma senza poter parlare con i nostri figli, senza il diritto di difesa, senza poter parlare con un avvocato, completamente isolati. Qui pensavano che io potessi essere morto: quando uno lede il diritto di difesa, di parlare con i propri figli, e chi è genitore può capire la sofferenza, è una tortura, è stato un puro e vero sequestro di persona”. Cosi il 52enne imprenditore piemontese Mario Burlò parlando con i giornalisti all’uscita dell’aeroporto di Ciampino dopo la sua liberazione.
