Inchiesta Mps-Mediobanca, le opposizioni chiedono chiarimenti al Governo. Fonti Mef: “Agito nel rispetto delle regole”

Inchiesta Mps-Mediobanca, le opposizioni chiedono chiarimenti al Governo. Fonti Mef: “Agito nel rispetto delle regole”
La sede di Mediobanca in Piazzetta Cuccia a Milano (foto LaPresse/Laura Carcano)

Pm: “Da Caltagirone e Lovaglio progetto per conquistare Mediobanca”

La segretaria del Pd, Elly Schlein, chiede al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti di riferire in Aula dopo l’apertura di un’inchiesta, da parte della Procura di Milano, sulla scalata di Mps a Mediobanca con le ipotesi di reato di aggiotaggio e ostacolo alle autorità di vigilanza. “Il quadro che emerge dall’inchiesta in corso sulla operazione di Mps su Mediobanca conferma le gravi preoccupazioni che abbiamo espresso nei mesi scorsi, in particolare per il ruolo opaco del governo e del MEF. L’unico interventismo in economia lo ha dimostrato favorendo scalate di cordate considerate amiche, anziché far rispettare il corretto funzionamento delle regole di mercato. La magistratura farà il suo lavoro, ma Giorgetti venga subito a riferire in Aula per chiarire al Paese tutti gli aspetti di questa vicenda”, ha scritto la leader dem in una nota. I pm milanesi hanno iscritto nel registro degli indagati Francesco Gaetano Caltagirone, il numero uno di Delfin e Luxottica Francesco Milleri e l’ad di Mps Luigi Lovaglio.

Conte: “Attendiamo un chiarimento di Meloni”

Richieste di chiarimenti al Governo anche da parte del leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte. “Sul ‘risiko bancario’ attendiamo un chiarimento della Presidente Meloni. In un momento in cui il Paese si trova davanti a una Legge di bilancio povera e incapace di sostenere crescita, salari, imprese e famiglie, emergono due fatti estremamente rilevanti: l’inchiesta della procura di Milano sulla scalata Mps–Mediobanca, che coinvolge figure centrali del sistema finanziario italiano; la procedura di infrazione avviata dalla Commissione europea sull’intervento del Governo nell’operazione UniCredit–Bpm”, ha scritto Conte in un post sui social. “Entrambe le vicende, che segnaliamo da tempo e su cui da gennaio 2025 abbiamo depositato ben 11 interrogazioni, tutte senza risposta da parte del governo, impongono una riflessione seria sul ruolo svolto dall’Esecutivo in operazioni tra loro profondamente interconnesse“, ricorda l’ex premier. “Sul fronte Mps–Mediobanca, la vendita accelerata della quota pubblica da parte del Mef appare sempre più priva di una logica industriale e sempre più legata a dinamiche di potere. Un asset risanato con ingenti risorse dei cittadini sembra essere stato utilizzato come leva per facilitare l’avanzata di gruppi privati vicini all’Esecutivo verso Mediobanca, e, di riflesso, verso Generali, due pilastri del sistema finanziario nazionale. Sul fronte UniCredit–Bpm, la Commissione europea contesta un esercizio del golden power giudicato selettivo e non proporzionato. Parliamo di uno strumento delicato, concepito per tutelare l’interesse nazionale e non per ostacolare operazioni ‘sgradite’ o favorire cordate considerate più vicine al Governo“, sottolinea Conte. “La coincidenza temporale tra un’inchiesta giudiziaria e una procedura di infrazione Ue non è casuale: evidenzia un disegno complessivo in cui il Governo sembra aver inciso sul mercato bancario e finanziario ben oltre il perimetro delle proprie prerogative istituzionali. In un Paese in cui i salari reali diminuiscono, la produzione rallenta e la povertà cresce, è indispensabile che l’esercizio dei poteri pubblici avvenga nella massima trasparenza, nell’assoluta neutralità e nell’esclusivo interesse generale. Per questo continueremo a chiedere chiarimenti. La credibilità del nostro sistema istituzionale e finanziario passa da qui”, conclude Conte.

Fonti Mef: “Agito nel rispetto delle regole”

Fonti del Ministero dell’Economia, però, dichiarano a LaPresse, in risposta ai dubbi sull’operato del governo in merito al dossier, che il Mef “ha sempre agito nel rispetto delle regole e della prassi”. E aggiungono: “Dal ministro Giorgetti nessuna ingerenza né interferenza“.

Pm: “Da Caltagirone e Lovaglio progetto per conquistare Mediobanca”

Nel decreto di perquisizione e sequestro della procura di Milano a carico di Caltagirone, Lovaglio e Milleri si legge che Caltagirone e Lovaglio avrebbero avuto un “progetto volto alla conquista di Mediobanca” comune in cui Lovaglio sarebbe stato un “mero esecutore”. I due ne parlano in alcune intercettazioni che, secondo i magistrati milanesi, dimostrerebbero in maniera “eclatante” il progetto, relative al giorno successivo all’assemblea di Mps che ha disposto l’aumento di capitale per l’Ops su Mediobanca, oltre all’approvazione del bilancio di esercizio. “Le faccio i complimenti perché è stato molto bravo“, dice Caltagirone rivolgendosi a Lovaglio che, in risposta, indica l’imprenditore come “il vero ingegnere” che ha “ingegnato una cosa perfetta”.

Le condotte al centro dell’inchiesta

Sono due le operazioni al centro dell’inchiesta della Procura di Milano.

  • La prima è il collocamento sul mercato (tramite procedura di Abb – Accelerated Bookbuild) del 15% del capitale di Monte dei Paschi di Siena, il 13 novembre 2024, avviato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze dopo che la Commissione europea ha imposto al Tesoro di ridurre la propria partecipazione nella banca al di sotto del 20% in seguito al salvataggio. La procedura è stata gestita da Banca Akros. All’esito del collocamento, Banco Bpm (in quel momento sotto Ops da parte di Unicredit) comunicò di aver acquisito una partecipazione pari al 5% del capitale dell’istituto senese, Anima Holding il 3% e il 3,5% ciascuno rispettivamente per Delfin e Caltagirone, entrambi azionisti anche di Mediobanca e Generali. Il 13 giugno i pm avevano mandato i finanzieri nella sede di Banca Akros per acquisire documentazione e, secondo quanto appreso, sarebbero stati proprio gli esiti di quell’ordine di esibizione a portare alle iscrizioni nel registro degli indagati.
  • La seconda è l’Offerta pubblica di acquisto e scambio lanciata da Mps il 24 gennaio 2025 e conclusasi il 22 settembre, contro le volontà dell’ex ad Alberto Nagel poi dimessosi dalla carica, con l’86,33% di adesioni.

L’ipotesi della Procura è che in entrambe le fasi sarebbero stati nascosti al mercato, a Consob – authority di vigilanza per Borsa italiana – e alla Bce accordi e patti per coordinare gli acquisti: nel 2024 di quote della Mps e nel 2025 di azioni di Mediobanca, socio di riferimento delle Generali, nell’operazione realizzata con la benedizione del Governo ma che per gli inquirenti sarebbe avvenuta violando le soglie oltre le quali è obbligatorio lanciare un’Offerta pubblica d’acquisto (il 25% adesso salito al 30% con la riforma del Tuf) che prevede trattamento identico per tutti gli azionisti al prezzo più alto contrattato per gli acquisti di prodotti finanziari e informazioni preventive e prospetti informativi da sottoporre alle autorità di vigilanza per la loro approvazione.

Le ipotesi di reato sono state rigettate al mittente sia da Mps, che ha detto di avere “piena fiducia nelle autorità competenti” e ha ribadito la correttezza dei suoi comportamenti, che dal cda di Delfin, che in un comunicato ha dichiarato all’unanimità la totale estraneità dei propri membri ai fatti contestati e di aver sempre agito nel pieno rispetto delle regole.

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