Dalla legge sul libero consenso a quella per l’introduzione del reato di femminicidio, sono due le nuove norme in discussione in Parlamento mentre si celebra la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne 2025. La prima è stata approvata all’unanimità dall’Aula della Camera e passerà ora all’esame del Senato: fulcro della riforma è l’introduzione del “consenso libero ed attuale”, senza il quale l’atto sessuale si configura come violenza. Prevede il carcere da 6 a 12 anni per chi compie atti sessuali senza consenso.
Il reato di femminicidio e il Codice rosso
La legge che introduce il reato di femminicidio ha ottenuto nel luglio scorso il via libera in Senato e approderà in Aula a Montecitorio proprio martedì 25 novembre per l’approvazione definitiva: il provvedimento introduce nel Codice penale l’art. 577-bis, delitto di femminicidio, e prevede l’ergastolo quando l’omicidio di una donna sia commesso per discriminazione di genere, odio o per reprimere la libertà della vittima.
A rafforzare il quadro normativo contro la violenza di genere hanno contribuito, in anni recenti, altre riforme a cominciare dal cosiddetto Codice rosso del 2019. La legge ha introdotto una corsia preferenziale (“codice rosso”) per casi di violenza e l’obbligo per il pubblico ministero di ascoltare le vittime entro tre giorni.
Previste anche nuove fattispecie di reato come il ‘revenge porn’, la costrizione al matrimonio e le aggressioni di genere con sfregio della vittima, oltre all’uso del braccialetto elettronico come misura cautelare. Il Codice rosso prevede un intervento della giustizia più rapido nei casi di violenza domestica, pene più severe e maggiore protezione preventiva per le vittime. Nel novembre del 2023, la legge recante ‘Disposizioni per il contrasto della violenza sulle donne e della violenza domestica’ ha rafforzato l’ammonimento del questore (anche senza querela) e una serie di misure di prevenzione come la sorveglianza speciale, l’obbligo di dimora, l’uso del braccialetto elettronico, puntando a processi più rapidi, maggiore formazione per le forze di polizia e risarcimento preventivo (“provvisionale”) delle vittime.

