25 novembre, il braccialetto elettronico contro la violenza sulle donne: numeri e dati in Italia

25 novembre, il braccialetto elettronico contro la violenza sulle donne: numeri e dati in Italia
Foto di archivio, braccialetto elettronico (AP Photo/Eraldo Peres)

Valerio de Gioia, consigliere della Corte d’Appello alla vigilia della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne: “Malfunzionamenti saranno risolti con l’approvazione della riforma del Codice Rosso”

Alla vigilia del 25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza sulle donne 2025, il dato sui braccialetti elettronici antistalking in Italia mostra una crescita senza precedenti. Alla fine del 2024 i dispositivi attivi hanno raggiunto quota 11mila, quasi il doppio rispetto ai 5.695 registrati solo dodici mesi prima. E tra questi, quasi la metà viene oggi impiegata per monitorare uomini accusati di stalking, maltrattamenti o violenza domestica. Numeri impensabili fino a pochi anni fa: basti ricordare che nel 2022 i braccialetti in funzione erano 3.357, nel 2021 appena 2.808. Eppure, dietro l’incremento si nasconde un sistema ancora da mettere a punto e poco efficiente.

A illustrare le carenze del dispositivo è Valerio de Gioia, consigliere della Corte d’Appello, per anni giudice nelle sezioni dedicate alla violenza di genere del tribunale di Roma e oggi consulente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio. “Si ricorre troppo spesso a provvedimenti cautelari meno incisivi, come il divieto di avvicinamento o i domiciliari, associandoli al braccialetto elettronico. Ma le centrali operative non sono attrezzate per gestire l’alto numero di allarmi impedisce interventi rapidi”, spiega il magistrato.

L’uso del braccialetto elettronico in Italia

Il braccialetto elettronico viene introdotto in Italia oltre vent’anni fa, nel 2001, come sperimentazione in cinque città e con finalità completamente diverse, per alleggerire le carceri e ridurre i costi della detenzione inframuraria. Non a caso la legge del 2015, pensata per contrastare il sovraffollamento segnalato dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, lo trasforma da eccezione a misura ordinaria. L’esplosione dell’uso legato alla violenza di genere è invece recente: il primo salto arriva nel 2019 con il “codice rosso”, che estende il braccialetto ai casi di divieto di avvicinamento; il secondo nel 2023, con la legge 168 che lo rende applicabile ai cosiddetti ‘reati spia’ del femminicidio. Un’evoluzione costata molto allo Stato.

Dopo i test iniziali e anni di scarsa applicazione, nel 2017 solo 20 dispositivi erano realmente operativi ù la gestione passa prima a Telecom, poi a Fastweb, che nel 2023 si aggiudica un nuovo appalto da 15,6 milioni di euro. Spiega ancora De Gioia: “La commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno del femminicidio, si è occupata anche del braccialetto elettronico per stabilire le cause dei malfunzionamento, ma confidiamo che con la legge di riforma del Codice rosso che verrà approvata il 25 novembre i problemi si risolveranno. Verrà raddoppiata la distanza minima che il maltrattante dovrà mantenere dalla parte offesa (passerà dagli attuali 500 metri a un chilometro-ndr). La riforma interverrà anche sulle misure cautelari rendendo più snella l’adozione di quelle custodiali” in modo da rendere più facile mandare in carcere l’uomo violento, conclude.

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