Un tasso di recidiva del 5%: “In 95 casi su 100, i cosiddetti maltrattanti non hanno avuto ricadute nei loro comportamenti violenti”. Traccia un bilancio positivo, alla vigilia del 25 novembre, Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne 2025, la criminologa Caterina de Falco, vicepresidente di Nessun Dorma Aps, a capo di due percorsi di recupero per maltrattanti ‘La rete che libera (fuori)’ e ‘La rete che libera (dentro)’. Si tratta di programmi che accolgono persone condannate per reati quali stalking, violenza domestica, maltrattamenti in famiglia, lesioni e percosse all’interno del Cuav, Centro per uomini autori di violenze.
Cosa sono i percorsi di recupero per maltrattanti
Si tratta di percorsi psicoeducativi, introdotti dalla legge 69 del 2019, il Codice Rosso che introduce la possibilità di aver accesso a “specifici percorsi di recupero presso enti o associazioni che si occupano di prevenzione, assistenza psicologica e recupero di soggetti condannati per i medesimi reati”. Introdotti per la prima volt con il Codice rosso del 2019 (legge 69/2019), i percorsi vengono maggiormente strutturati nel 2023 con il cosiddetto ‘Codice rosso rafforzato’.
“Siamo partiti già nel 2020 – spiega de Falco a LaPresse – L’anno prima la legge era, di fatto, una cornice e introduceva la possibilità per i maltrattanti di poter accedere a questi percorsi”. In assenza di indicazioni precise “abbiamo proposto una sorta di disciplinare all’allora presidente del tribunale di Nola e poi di Napoli Nord, Luigi Picardi, spiegando la necessità di un approccio scientifico e multidisciplinare”.
I maltrattanti seguono un percorso sia individuale sia di gruppo. “Nessuno, negli incontri di gruppo, sa cosa ha fatto l’altro a meno che non siano loro stessi a parlarne, ma tra loro, non nel corso della seduta – afferma de Falco – e trovano un modo per confrontarsi e comprendere le ragioni delle violenze”. I percorsi si sono mostrati utili per costruire il ‘dopo’ condanna. “Facciamo l’esempio di Tizio che viene condannato per maltrattamenti e violenze. Durante l’espiazione della pena perde il lavoro, interrompe il rapporto con i figli oltre a quello con la moglie Caia – spiega – Una situazione che genera frustrazione che può determinare la ‘trasformazione’ di questo sentimento in risentimento nei confronti della vittima”. Messi, però, nelle condizioni di avere risorse a cui attingere “difficilmente” torneranno ad assumere comportamenti violenti “come dimostrano i ‘maltrattanti’ che abbiamo seguito e che continuiamo a seguire”. “I percorsi servono a prepararli rispetto a ciò che li aspetta dopo e fuori”, aggiunge.
Tre, al momento, gli istituti di pena dove sono attivi i percorsi del Cuav: Poggioreale, Aversa e Secondigliano. Centri di detenzione dove vengono seguiti i detenuti delle sezioni protette e dei sex offender. Il Codice rosso “ha fornito agli operatori una grande chance, nonostante le difficoltà organizzative”. Chance da non sprecare.

