Per molti siti pornografici, in Italia non è ancora giunta l’ora della verifica obbligatoria della maggiore età. La delibera dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AgCom), che va oltre la semplice verifica tramite l’autocertificazione, è entrata in vigore oggi. Ma i principali portali online tra i 48 oggetto del blocco per i minori sono ancora raggiungibili senza restrizioni. Il motivo è da ricercare nell’origine degli stessi siti. L’obbligo della verifica obbligatoria della maggiore età, previsto dal decreto Caivano “in considerazione delle capacità lesive della loro dignità e del benessere fisico e mentale, costituendo un problema di salute pubblica“, scatta effettivamente da oggi per le piattaforme con sede in Italia mentre secondo le disposizioni europee quelle con sede all’estero avranno tre mesi per adeguarsi.
Le big hanno ancora 3 mesi
Tra queste, figurano anche grandi piattaforme come Youporn, Pornhub e Onlyfans che, di conseguenza, sono tutte ancora raggiungibili senza le verifiche della maggiore età previste dalla nuova delibera. Per quanto riguarda eventuali rischi di violazione della privacy degli utenti, da parte dell’AgCom nessun dubbio che questo non avverrà. Il confronto sui contenuti della delibera, riferiscono fonti dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, è durato oltre un mese e ha coinvolto tutti gli stakeholder a partire dai responsabili delle stesse piattaforme. Inoltre, le linee guida sono state approvate di comune accordo con lo stesso Garante della privacy.
La nota dell’AgCom
La delibera n. 96/25/CONS relativa all’age verification – scrive l’AgCom in una nota – come disposta dal Decreto Caivano, entra oggi pienamente in vigore. L’Autorità, in applicazione della delibera citata, ha proceduto alla pubblicazione, in data 31 ottobre 2025, della lista dei soggetti obbligati, oggetto di periodico aggiornamento, che è stata altresì comunicata alla Commissione europea. Per quanto riguarda le tempistiche di implementazione del sistema di verifica, tenuto conto dei rilievi della Commissione europea e sulla scorta dell’esperienza di altri Paesi, la delibera stabilisce che:
– i gestori di siti web e le piattaforme di condivisione di video stabiliti in Italia devono dotarsi di sistemi di verifica della maggiore età conformi alle prescrizioni indicate entro sei mesi dalla data di pubblicazione del provvedimento (12 novembre 2025);
– i gestori di siti web e le piattaforme di condivisione di video che diffondono in Italia immagini e video a carattere pornografico, ma non stabiliti in Italia, hanno a disposizione un tempo di implementazione di tre mesi dalla pubblicazione della lista (1° febbraio 2026).
L’inserimento nella lista avviene sulla base del soddisfacimento di almeno uno dei seguenti criteri:
a) l’utilizzo prevalente della lingua italiana all’interno del servizio online, da valutare in relazione alla presenza di elementi testuali realizzati in lingua italiana nell’interfaccia utente, nonché alla disponibilità della funzione multilingua che includa la lingua ita liana;
b) il raggiungimento da parte del servizio online di un significativo numero medio di utenti unici mensili sul territorio italiano sulla base dei dati forniti da organismi dotati della massima rappresentatività dell’intero settore di riferimento, anche alla luce dei pro cessi di convergenza multimediale, la cui organizzazione risponda altresì a princìpi di terzietà, autonomia e indipendenza;
c) il conseguimento da parte del fornitore del servizio di piattaforma per la condivisione di video di ricavi realizzati in Italia, anche se contabilizzati nei bilanci di società aventi sede all’estero;
d) il servizio è promosso o commercializzato anche per gli utenti italiani;
e) il servizio ha un dominio in Italia o fornisce un indirizzo di contatto e/o un numero di telefono in Italia.
Il sistema di verifica dell’età deve soddisfare il criterio del “doppio anonimato” previsto dalla delibera n. 96/25/CONS in base al quale la verifica dell’età è effettuata da un soggetto certificatore terzo rispetto alla piattaforma a cui si accede la quale, a sua volta, acquisisce dal cittadino solo la “prova” della maggiore età ricevuta dal predetto soggetto. Non dovrà, pertanto, essere trasferito alla piattaforma che diffonde contenuti porno alcun dato personale (come carta d’identità, foto, o quant’altro) del cittadino, ma solo la prova della maggiore età (un codice anonimo). Parimenti il soggetto terzo certificatore non dovrà essere a conoscenza dell’uso che il cittadino intende fare della richiesta “prova dell’età”.
Il potere di vigilanza e sanzione dell’Autorità, che ha anche il compito di vigilare sulla corretta applicazione dell’articolo 13-bis, si esplica come segue. In caso di inadempimento all’obbligo descritto da parte dei gestori di siti web o delle piattaforme di condivisione video, l’Autorità può contestare la violazione, d’ufficio o su segnalazione, applicando le disposizioni pertinenti e diffidando i soggetti inadempienti ad adeguarsi entro venti giorni. Se i siti e le piattaforme non si adeguano al contenuto della diffida, l’Autorità ha il potere di adottare ogni provvedimento utile per il blocco del sito o della piattaforma. Tale blocco rimane attivo fino a quando il gestore non ripristini condizioni di fornitura conformi alle prescrizioni impartite dall’Autorità. L’Autorità applica altresì le specifiche sanzioni fino a 250.000 euro di cui all’articolo 1, comma 31, del decreto legislativo 31 luglio 1997, n. 249. I cittadini e le associazioni possono segnalare all’Autorità la violazione delle disposizioni sulla verifica dell’età da parte di siti e piattaforme mediante posta elettronica certificata o i sistemi digitali messi a disposizione dall’Autorità per le segnalazioni.
Le reazioni della politica
Alcuni esponenti della politica hanno commentato l’entrata in vigore del blocco per i minorenni sulle piattaforme pornografiche. Mariastella Gelmini, senatrice di Noi Moderati: “Da oggi è in vigore l’obbligo per i siti pornografici di accertare in maniera rigorosa la maggiore età dei fruitori. Una misura fortemente voluta dal governo Meloni all’interno del decreto Caivano e resa finalmente operativa dall’Agcom. Un passo avanti significativo verso una maggiore tutela dei minori. Un’iniziativa che rende il web un po’ più sicuro per le giovani generazioni, alle quali dare – anche grazie all’insegnamento dell’educazione digitale in classe – tutti gli strumenti necessari per potersi orientare, con maggior consapevolezza, tra Internet, social network e altre piattaforme”. Di altro avviso Roberto Giachetti, deputato di Italia viva, che esprime il suo dissenso su Fb: “Mettere dei divieti sui siti per adulti è l’ennesima torsione da Stato etico di un’Unione Europea sempre meno attenta ai veri problemi dei cittadini. Le priorità per Bruxelles dovrebbero la crescita, l’energia, la sicurezza, la ricerca universitaria. E invece finiamo a mettere paletti e regolamentare persino i siti pornografici”, conclude.

