La speranza di identificare madre e figlia neonata, trovate cadaveri a villa Pamphili a Roma, è appesa a quattro tatuaggi diffusi dalla polizia. Proseguono senza sosta le indagini della Polizia sulla tragica scoperta avvenuta sabato scorso a Villa Pamphili, uno dei parchi storici della capitale, dove sono stati rinvenuti i corpi senza vita di una donna e di una bambina. Le verifiche investigative infatti sono state intensificate dopo alcune segnalazioni arrivate al numero di emergenza 112, in seguito alla diffusione delle immagini dei tatuaggi presenti sul corpo della donna. L’identificazione è ora ufficiale: la donna e la bambina erano madre e figlia. La conferma è arrivata ieri mattina attraverso i risultati del test del Dna, comunicati dalla Procura di Roma e dagli inquirenti che stanno conducendo l’inchiesta, attualmente aperta per duplice omicidio aggravato.
Testimoni: “Uomo con cappellino teneva in braccio una bambina”
Secondo le prime ipotesi, la donna potrebbe essere deceduta a causa di un malore, forse un’overdose. In base a una ricostruzione degli inquirenti, ancora tutta da verificare, il compagno della donna, presente con lei e la bambina nel parco, avrebbe potuto agire in preda al panico strangolando la piccola. Il corpo della bambina, secondo quanto riferito dal medico legale, presenta evidenti segni di strangolamento. Le indagini si stanno concentrando anche su alcune testimonianze ritenute attendibili. Tre ragazzi avrebbero visto un uomo con un cappellino a visiera che teneva in braccio una bambina, una donna ha confermato di aver osservato la stessa scena dall’auto. Questi elementi sono ora al vaglio della Squadra Mobile e della Polizia Scientifica, impegnate in un nuovo sopralluogo a Villa Pamphili alla ricerca di ulteriori prove. Gli investigatori stanno esaminando i casi di suicidio in Italia avvenuti nelle ore successive al ritrovamento dei corpi. Non si può escludere il fatto che l’uomo responsabile dell’omicidio della bimba possa essersi tolto la vita.

Il discendente dei proprietari: “Degrado totale”
La tragedia ha riportato anche l’attenzione sul grave stato di degrado in cui versa l’area verde considerato uno dei ‘polmoni di Roma’. Marco Doria, discendente della famiglia nobiliare a cui in passato appartennero i terreni della villa, ha espresso il suo dolore e la sua rabbia: “Vedere questo posto legato a fatti così tragici mi spezza il cuore. C’è abbandono, degrado, una totale mancanza di controllo”. Doria, che nel 2018 fu nominato presidente del Tavolo per la riqualificazione delle ville storiche, ha denunciato il fallimento degli interventi proposti: “Avevo istituito un mio ufficio proprio qui, a mie spese. Chiesi telecamere, presidio costante, ma mi dissero che non c’erano fondi. Oggi tutto è chiuso, abbandonato”. Il principe ha anche raccontato la drammatica realtà del parco, che la notte si trasforma in un girone infernale costituito da prostituzione, tossicodipendenza, accampamenti abusivi nelle serre, dove a far da cornice e ad acuire ancora di più il dramma ci sono rifiuti ovunque. “Sotto al ponte che collega le due parti della villa vive chiunque. È uno scempio, e tutto questo contribuisce a creare un terreno fertile per tragedie come quella avvenuta”

