Rosa Vespa si è addossata tutta la responsabilita. Il padre della bimba: "Strano che lui non sapesse nulla"

Rosa Vespa e il marito Moses Omogo Chiediebere, la coppia accusata di sequestro di persona per il rapimento di una neonata di un giorno, la piccola Sofia, da una clinica del centro di Cosenza, hanno risposto a tutte le domande del Gip nel corso dell’udienza di convalida del fermo disposto nei loro confronti. I due hanno dato la loro versione dei fatti e Vespa, a quanto si apprende, si è addossata tutta la responsabilità di quanto accaduto, confermando di fatto quanto già emerso nella prima fase dell’indagine, cioè che il marito fosse all’oscuro di tutto. Al termine dell’udienza il gip ha così disposto l’immediata scarcerazione dell’uomo. “È davvero provato da tutta la vicenda ma ha confermato che non si era mai accordo di nulla: la moglie gli mostrava il pancione“, ha spiegato a LaPresse l’avvocato dell’uomo, Gianluca Garritano.

Il papà della piccola: “Strano che il marito non sapesse nulla”

Il marito scarcerato non sapeva davvero nulla? Se hanno ritenuto così, evidentemente è così. Certo sembra strano non si fosse accorto della gravidanza”. Lo dice a LaPresse Federico Cavoto, padre della neonata rapita e poi ritrovata martedì sera a Cosenza, commentando la notizia della scarcerazione del marito di Rosa Vespa. Tutto è finito bene ma, dice ancora Cavoto, “la testa va sempre lì” a quelle ore di paura.

Chiesta visita psichiatrica in carcere per Rosa Vespa

Vespa, 51 anni, non ha saputo spiegare al magistrato la ragione del suo gesto. La donna, assistita dall’avvocato Teresa Gallucci, ha raccontato di aver finto una gravidanza per 9 mesi ingannando anche il marito e ha precisato di non aver voluto fare del male a nessuno. Su quanto da lei commesso non ha saputo darsi una risposta logica, mentre sulla dinamica dell’accaduto ha fornito alcuni particolari sui quali proseguono le indagini. L’avvocato Teresa Garritano a LaPresse ha fatto sapere di aver chiesto l’applicazione di una misura meno afflittiva rispetto alla custodia in carcere, per la quale il gip si è riservato di decidere, e l’autorizzazione a sottoporre la 51enne a una visita in carcere da parte di un medico specializzato in psichiatria, richiesta alla quale il pm non si è opposto. 

 

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