Roma, Ncc in piazza contro i decreti Salvini: “Peggior ministro della storia”

Il settore del noleggio con conducente scende in piazza a Roma a pochi passi da Montecitorio. Al centro della protesta i decreti attuativi del Ministero dei Trasporti e in particolare il decreto ministeriale 226 del 26 ottobre scorso che ha introdotto il foglio di servizio elettronico. Secondo le nuove regole, in vigore da inizio gennaio, gli Ncc dovranno rispettare lo stop forzato di 20 minuti tra un servizio e l’altro, e l’obbligo di comunicare al ministero dei Trasporti i dati su clienti e tragitto. In piazza tanti cori, striscioni e cartelli contro Salvini, Meloni e contro la categoria dei taxi che riceve secondo i manifestanti un trattamento di favore dal governo. In piazza ad ascoltare le istanze degli Ncc anche il leader di Azione Carlo Calenda e i deputati del Partito democratico Andrea Casu e Andrea Romano. “Abbiamo scelto questa piazza nel cuore della politica perché stiamo subendo un affronto incredibile dalla politica stessa” spiega il responsabile di Anitrav Giulio Aloisi.

“I decreti Salvini che sono stati firmati qualche settimana fa porteranno dal 3 gennaio alla chiusura di circa 30mila imprese con un indotto occupazionale di 180mila dipendenti. Non capiamo per quale motivi Salvini stia mettendo a rischio un settore così importante per la mobilità”. Una protesta che è andata avanti per alcune ore tra fumogeni e petardi e con alcuni momenti di confronto con la Polizia impegnata a presidiare i palazzi della politica. “Chiediamo un incontro a Meloni che ha fatto delle promesse elettorali di essere vicina alle imprese che fatturano e fanno pil. Noi le chiediamo di far fede alla propria propaganda che ci fu all’epoca e per cui molti di noi qui probabilmente l’hanno votata” continua Aolisi, “Le responsabilità non sono solo di questo governo ma anche di tutti quelli precedenti che non hanno fatto nulla per modernizzare la Legge 21/1992. Chiederemo una riforma della legge per dare la possibilità agli Ncc di fare impresa senza lacci e lacciuoli. Noi siamo capaci di fare imprese e vogliamo farlo per merito, non perché abbiamo santi in paradiso come i tassisti”.