“Sono una giudice di quelle che ha sempre utilizzato lo strumento di controllo elettronico. Credo nell’efficacia del dispositivo di controllo da remoto (braccialetto elettronico – ndr), mi sono capitati diversi casi in cui dopo l’applicazione, in cui la violazione del divieto di avvicinamento imposto, ha fatto immediatamente scattare intervento delle forze dell’ordine che hanno arrestato in flagranza il soggetto che ha provato ad avvicinarsi, violando il limite imposto dei 500 metri di distanza, alla vittima. E’ necessario però che la persona offesa ricarichi periodicamente le batterie del dispositivo e lo porti sempre con se”. Così Emanuela Attura, Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Roma. La giudice ha poi aggiunto: “Per applicare il braccialetto elettronico è necessario però che l’indagato presti il consenso. Su questo punto la ‘legge Roccella’ ha fatto chiarezza, specificando che l’applicazione del dispositivo è obbligatoria nei casi in cui viene disposto l’allontanamento dalla casa familiare. Ma se l’indagato non dovesse prestare il consenso, si adottano comunque altre misure cautelari, come il divieto di dimora o l’obbligo di presentazione alla pg. Ma se ci dovesse essere una violazione procediamo subito con la misura cautelare in carcere”, ha concluso.

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