Il Presidente della Comunità Ebraica di Roma, Victor Fadlun, commenta le polemiche per il rinvio del corteo pro Palestina a Roma nel Giorno della Memoria e alla situazione internazionale con la guerra in Medioriente. “Quanto al saluto romano, è evidente che le leggi devono esser fatte valere, ma il problema di fondo è un altro ed è culturale. Il braccio alzato è il segno di una profonda ignoranza non solo della storia, ma della democrazia. Ed è un gesto inaccettabile”, dice a Fadlun LaPresse. “Noi non abbiamo paura, abbiamo smesso di nasconderci dai tempi della Shoah, e continuiamo a svolgere la nostra vita ebraica come al solito”. Sul contrasto ai fenomeni di antisemitismo “abbiamo sentito e sentiamo la solidarietà e vicinanza delle istituzioni, che hanno percepito subito i rischi, hanno compreso la situazione che si stava creando e hanno risposto con efficienza e senso di responsabilità”. “Ma confesso che mi lasciano sgomento certe dichiarazioni in cui si mettono sullo stesso piano la Shoah, evento unico e irripetibile della storia, e le sofferenze a Gaza dei palestinesi, ostaggi anche loro di Hamas che li usa come scudi umani”, ha aggiunto Fadlun.
In merito al rinvio della manifestazione pro-Palestina a Roma “è quello che avevamo chiesto e apprezziamo che le nostre ragioni siano state accolte. Nessuno vuole limitare la libertà di manifestare il proprio pensiero, infatti non avevamo mai chiesto, prima, di impedire un corteo, anche se poi questi cortei sono sfociati in atti d’intolleranza e violenze. Ma francamente sentir gridare contro gli ebrei anche il 27 gennaio, il Giorno della Memoria dedicato a ricordare le vittime della Shoah e il genocidio del popolo ebraico a opera dei nazisti, ci è sembrato davvero troppo” dice. “Anche l’uso contro di noi delle parole di Primo Levi indica l’intento provocatorio dell’iniziativa. Crediamo che la decisione del ministro dell’Interno Piantedosi e di tutte le articolazioni del dicastero sia stata una decisione di buon senso, ma anche di rispetto. E, poi, rinviare non significa vietare”, ha concluso Fadlun.
“Sono ancora più di cento gli ostaggi in mano ad Hamas nella striscia di Gaza, tra loro c’è anche il piccolo Kfir che ha appena compiuto un anno. Il modo migliore per fermare il conflitto è intanto liberare gli ostaggi, poi va impedito che si ripeta il 7 ottobre” spiega Fadlun.”Il problema è che ‘dal fiume al mare’ è un’espressione che significa cancellare Israele dalle mappe, con tutta la sua popolazione. Un terribile preannuncio lo abbiamo avuto il 7 ottobre. Finché proseguirà quella minaccia e si cercherà di negare l’esistenza di Israele e uccidere gli ebrei in quanto ebrei, non potrà esserci pace“.

