Indi Gregory, il papà: “Staccheranno ventilatore e metteranno maschera ossigeno”

Indi Gregory, il papà: “Staccheranno ventilatore e metteranno maschera ossigeno”

Dean Gregory: “Tra poco il trasferimento in hospice”. La ministra Roccella: “Bimba ha diritto di essere curata fino all’ultimo”

Non saranno staccati oggi alle 12 ora italiana, come inizialmente previsto, i macchinari che tengono in vita Indi Gregory, la bimba di 8 mesi affetta da una malattia inguaribile. La piccola sta per lasciare il Queen’s Medical Centre di Nottingham e verrà poi portata in un hospice “che dista quaranta minuti dall’ospedale”, dice a LaPresse il padre Dean. “Lì oggi le verrà tolto il ventilatore e le verrà messa una maschera per l’ossigeno che potrà tenere per una settimana”, aggiunge l’uomo, a fianco alla sua piccola con la moglie Clare. “Spero che la mia guerriera sopravviva fino a lunedì”, aggiunge, raccontando di essere “distrutto e arrabbiato” perché “il Regno Unito ha condannato a morte una bambina ancora viva invece di accettare l’offerta dell’Italia di curarla senza alcun costo per il governo britannico”. 

In mattinata Simone Pillon che assiste la famiglia della piccola in Italia, si era mostrato abbastanza sfiduciato. “Abbiamo azionato ogni procedura dei trattati internazionali, abbiamo offerto trasferimento, cure, collaborazione. L’Italia ha fatto il possibile su richiesta dei genitori, ma ha trovato solo muri. Oggi verso le 11 il sistema inglese staccherà i supporti vitali a Indi Gregory”, ha scritto Pillon in un post su X. Ieri l’ultimo appello del padre per evitare il distacco dei macchinari che tengono in vita la piccola.

Papa Francesco: “Prego per lei e per tutti i bimbi che soffrono”

Papa Francesco “si stringe alla famiglia della piccola Indi Gregory, al papà e alla mamma, prega per loro e per lei, e rivolge il suo pensiero a tutti i bambini che in queste stesse ore in tutto il mondo vivono nel dolore o rischiano la vita a causa della malattia e della guerra”. Lo comunica il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni.

Dean Gregory: “Grati a Santo Padre per bellissime parole”

“Io, Claire e Indi siamo molto grati e onorati di sentire queste bellissime parole di Papa Francesco, lo ringraziamo tanto”. Lo dice a LaPresse Dean Gregory, padre della neonata gravemente malata cui oggi staccheranno il ventilatore, rispondendo alle parole di Papa Francesco che “si stringe alla famiglia della piccola Indi Gregory, al papà e alla mamma” e “prega per loro e per lei”. 

Roccella: “Bimba ha diritto di essere curata fino all’ultimo”

“A quanto si apprende, forse oggi i medici porranno fine alla breve vita di Indi Gregory. O forse, chissà, ci sarà per lei ancora un esile filo di speranza, grazie alla tenace battaglia dei genitori, che il nostro governo ha sostenuto con tempestività e piena convinzione”. Lo scrive su Facebook la ministra della Famiglia, la Natalità e le Pari opportunità, Eugenia Roccella, per la quale la piccola “ha diritto di essere curata fino all’ultimo, e la cura non è sempre la promessa di guarigione, ma la lotta quotidiana per tutelare la persona e allontanare la fine, per accudirla e creare per lei le migliori condizioni possibili, per scegliere in ogni momento la vita e non la morte”.

“Il caso della piccola Indi – osserva Roccella – pone drammaticamente al centro del dibattito la questione della libertà di cura, un diritto che a parole tutti dicono di difendere, ma che in questa occasione è palesemente ignorato. Ciò che appare incomprensibile, infatti, è il motivo per cui non sia possibile trasferire la piccola dall’ospedale in cui si trova, in UK, ad uno dei migliori ospedali pediatrici al mondo, il Bambin Gesù di Roma”. “Non si tratta – afferma – di sottoporre la bambina a trattamenti improbabili o dolorosi, ad accanimenti terapeutici o peggio a truffaldini ‘viaggi della speranza’, ma di dare a chi ha la responsabilità legale della piccola la possibilità di scegliere un percorso di cura in una struttura accreditata ed altamente specializzata. Impedire la cosiddetta ‘second opinion’ a un paziente è contrario a qualsiasi deontologia medica”.

“Paradossalmente, ma non troppo, penso che dovrebbero combattere per Indi persino coloro che rivendicano la libertà individuale di scegliere come morire – aggiunge la ministra -. Perché in questo caso non è la persona malata, o chi ne ha la responsabilità, a decidere, e tutti i discorsi sull’autodeterminazione vanno in fumo. Indi ha diritto di essere curata fino all’ultimo, e la cura non è sempre la promessa di guarigione, ma la lotta quotidiana per tutelare la persona e allontanare la fine, per accudirla e creare per lei le migliori condizioni possibili, per scegliere in ogni momento la vita e non la morte”.

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