I Carabinieri sono stati allertati dal figlio che non riusciva a mettersi in contatto con i genitori da circa un giorno

Sono stati ritrovati, dopo le 8 di sera del 21 maggio, i due coniugi di 65 e 67 anni che a Santa Sofia, nell’Appennino forlivese, si sono suicidati con un colpo di pistola. I Carabinieri sono stati allertati dal figlio che non riusciva a mettersi in contatto con i genitori da circa un giorno. L’uomo ha contattato le forze dell’ordine e i Vigili del Fuoco dopo aver chiamato una vicina che gli ha confermato che nessuno rispondeva al citofono, nonostante la macchina parcheggiata nel vialetto della villa nella frazione di Spinello. Dopo aver forzato l’entrata, nella camera da letto della casa sono stati ritrovati i due cadaveri con due pistole vicine. Dalle prime verifiche, le armi avevano regolare licenza e il medico legale, intervenuto sul posto, ha confermato che il decesso risaliva a circa 24 ore prima del ritrovamento.

Le indagini hanno subito escluso la prima ipotesi dell’omicidio-suicidio e, ora, gli inquirenti stanno analizzando la vita privata della coppia. Tra i dettagli emersi, c’è quello legato all’appartenenza di entrambi a una setta religiosa, i Ramtha. I due – romani, ex funzionari del Senato in pensione – avevano deciso di trasferirsi a Spinello circa 10 anni fa, insieme ad altri seguaci del credo, perché spinti dalla convinzione che si trattasse di un luogo sacro. La frazione di Santa Sofia era considerata tra quelle che si sarebbe salvata da un’eventuale fine del mondo profetizzata per il 2012. A coordinare le indagini c’è la Pm della Procura di Forlì Francesca Rago e, per ora, l’ipotesi del suicidio, probabilmente legato a motivi personali, è quella più accreditata, escludendo quindi un possibile reato di istigazione al suicidio o di plagio delle menti.

I vicini di casa della coppia hanno però raccontato ai cronisti di come molti adepti Ramtha avessero scelto quella zona per seguire la profezia e alcuni di questi, compresi i due coniugi, avevano costruito nella propria abitazione un bunker sotterraneo allestito proprio per gestire le situazioni di emergenza, attrezzato con beni di prima necessità e cisterne per l’acqua. La piccola comunità di Santa Sofia – circa 4mila abitanti – chiede che si faccia silenzio soprattutto nel rispetto dei familiari delle persone coinvolte. Il sindaco, Daniele Valbonesi, sul suo profilo Facebook, scrive: “In questi casi è difficile capire cosa sia giusto fare e come interpretare gesti così drammatici. Possiamo solo far di tutto per agevolare il procedere delle indagini e avere il massimo rispetto per il dolore della famiglia”.

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