Persone scomparse, in Italia 7.993 casi in primi sei mesi 2015

Persone scomparse, in Italia 7.993 casi in primi sei mesi 2015

Roma, 15 ott. (LaPresse) – In Italia 7.993 persone sono scomparse nei primi sei mesi del 2015. Le persone ancora da rintracciare salgono quindi a 3.1372 (dal 1974 al 30 giugno 2015), di cui 2.2848 stranieri e oltre 18 mila minori.

Sono i numeri contenuti nella tredicesima relazione dell’Ufficio del Commissario straordinario del Governo per le persone scomparse, presentata oggi al Ministero dell’Interno a Roma.

Dall’analisi dei dati raccolti dall’Ufficio dal 2007, anno della sua istituzione, le scomparse sono dovute principalmente ad allontanamenti volontari (41,7%), seguiti dagli allontanamenti di minori da istituti e comunità (28,7%), da scomparse per possibili disturbi psicologici (21,7%) e dalla sottrazione di minori dal coniuge (3,1%).

Il Lazio, con 6757 persone ancora da rintracciare, è la regione d’Italia con la maggiore incidenza del fenomeno, seguito dalla Sicilia (4821) e dalla Lombardia (3504).

“C’è poco di straordinario nel lavoro che viene svolto dall’Ufficio – ha detto in conferenza stampa il Sottosegretario al Ministero dell’Interno Domenico Manzione -, perché il fenomeno è sempre esistito e continuerà ad esistere. L’anno scorso è stato fatto un salto di qualità – delle persone scomparse nel 2014 solo 29 non sono state ritrovate, ndr -, ma il numero dei casi resta significativo. Grazie alla legge 203 del novembre 2012 sono stati raggiunti risultati importanti”.

“I numeri dimostrano che il fenomeno rimane emergenziale, ma viene gestito – ha affermato il Commissario straordinario per le persone scomparse Vittorio Piscitelli -. La percentuale di scarto in positivo tra denunce di scomparsa e persone ritrovate si conferma attorno all’80%. Un trend positivo, reso possibile dal sistema di collaborazione che coinvolge i ministeri, le prefetture, le università e le associazioni. Abbiamo messo in campo pratiche di successo, soprattutto per quanto riguarda le categorie più deboli come anziani e malati di Alzheimer, minori e migranti”.

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