Immigrazione, M5s: Stretta su permessi di soggiorno e più rimpatri

Immigrazione, M5s: Stretta su permessi di soggiorno e più rimpatri

Torino, 8 ago. (LaPresse) – Dalla stretta sui permessi di soggiorno per protezione umanitaria all’istituzione di sistemi più rigidi per il rimpatrio forzato dei profughi ai quali è stata respinta la richiesta di asilo, dai ricorsi contro il diniego dell’asilo alla sorveglianza nel sistema di accoglienza. Sono quattro le proposte sull’immigrazione presentate sul blog di Beppe Grillo dal consigliere comunale di Torino Vittorio Bertola. “Da noi quasi un asilo politico su due viene dato a persone che non ne avrebbero diritto secondo i trattati internazionali sui rifugiati ma che noi accogliamo comunque per ‘gravi motivi umanitari’ – scrive il grillino -. Negli altri Paesi europei questo tipo di permessi non esiste o viene usato in misura molto minore, da noi invece con questa motivazione si fanno entrare persone che non dovrebbero, perché? Proprio per alimentare l’industria dell’accoglienza”.

Bertola attacca anche l’attuale sistema di rimpatrio degli irregolari. “Non è ammissibile – scrive il consigliere comunale 5 Stelle – che anche a quel 40-50% di domande che viene respinto corrisponda di fatto una ammissione in Italia, come clandestini, perché ci si limita a consegnargli un foglio con scritto ‘devi lasciare il Paese, fallo tu, ok?’. Questo non è un comportamento serio, se uno deve essere espulso deve essere accompagnato alla frontiera e/o caricato su un aereo per il suo Paese di origine, a forza se necessario”.

“Non è possibile – aggiunge Bertola – che uno che non ha diritto all’asilo, anche palesemente, possa restare in Italia per anni semplicemente facendo ricorso contro il provvedimento di diniego dell’asilo, perdipiù a spese nostre perché essendo nullatenente gli avvocati li paghiamo noi. E’ giusto dare una possibilità di ricorso per evitare abusi, ma essa segua un suo percorso d’urgenza in modo da venire evasa nel giro di un mese o due e da non dare scuse a chi non ha diritto di stare in Italia”.

Ultimo punto, il controllo dei centri che accolgono gli immigrati: “Qui a Torino qualche mese fa – scrive Bertola – c’è stato un profugo senegalese che per settimane usciva tutte le mattine alle 5 dal suo ostello (pagato da noi) e andava a rapinare e accoltellare le donne alle stazioni della metropolitana. Dopo 8 rapine violente l’hanno preso, e ci si chiede: ma la cooperativa che gestiva l’accoglienza non si è mai accorta di niente? E’ giusto che continui a ricevere fondi pubblici per progetti Sprar? Persino nello Sprar la percentuale di ‘uscita per integrazione’ è meno di un terzo, almeno due terzi escono senza avere la minima speranza di mantenersi e di fatto vanno a vivere in ghetti nelle fabbriche abbandonate e/o diventano manovalanza per la criminalità organizzata”.

© Riproduzione Riservata