Ilaria Cucchi attacca Savini: Non conosce il reato di tortura. I Radicali ricorrono all’Onu

Ilaria Cucchi attacca Savini: Non conosce il reato di tortura. I Radicali ricorrono all’Onu

Roma, 26 giu. (LaPresse) – Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, morto in carcere per cause non ancora accertate (a seguito di una sentenza della corte d’Appello di Roma sono stati assolti tutti gli imputati ma il legale della famiglia Cucchi ha annunciato che farà ricorso alla Corte di Cassazione) è intervenuta, dai microfoni di Radio Cusano Campus, sul tema del reato di tortura.

Cucchi ha replicato alle dichiarazioni di Salvini (“Se un delinquente si fa male, affari suoi”) con queste parole: “Io ritengo che Salvini non sappia di cosa parla e bisogna rendersi conto del fatto gravissimo che le forze dell’ordine temano questa legge. Salvini non sa nulla di questa legge. Dichiarazioni del genere sono state fatte già in passato e a un cittadino viene da chiedersi se la polizia abbia davvero bisogno di fare del male alle persone per svolgere il proprio lavoro”.

Ilaria Cucchi boccia l’introduzione del reato di tortura nel codice italiano: “Io per prima ho criticato questa legge. Purtroppo, per quello che è successo a mio fratello, ho sperimentato su me stessa e sulla mia famiglia cos’è la tortura. Ho lottato e mi sono battuta assieme a molte associazioni, perchè finalmente anche in Italia si avesse il coraggio di affrontare questo tema. Per anni lo Stato ha preferito ricevere sanzioni, piuttosto che affrontare il problema. Ora, dopo tanta fatica, si arriva a discutere del reato di tortura. Ma come ci si arriva? Con i compromessi, come sempre. Con i sindacati che intervengono, gli stessi sindacati che puntualmente attaccano e aggrediscono verbalmente le vittime di tortura e i loro familiari. Questo disegno di legge è un’ulteriore presa in giro, un contentino. Tanti reati, così, non potranno essere perseguiti e ci sarà la patente di impunità per coloro che commettono quei reati”.

E sul caso legato alla morte del fratello Stefano annuncia: “Aspetto delle novità importanti che potrebbero cambiare totalmente il corso degli eventi. Noi andiamo drammaticamente incontro alla prescrizione, che interverrà ad ottobre. La speranza ormai non mi appartiene più, però voglio continuare a credere fino all’ultimo momento che anche per mio fratello sarà fatta giustizia. Mio fratello è morto in conseguenza del pestaggio che ha subito. Molto presto daremo notizie su importanti novità e speriamo che possano essere utilizzate per arrivare ad una verità a 360 gradi”.

RADICALI PRONTI A FARE RICORSO A ONU – “Sul tema della tortura, l’Italia si conferma essere un Paese che non rispetta gli obblighi che le derivano dal diritto internazionale. Non solo a distanza di ben 26 anni dalla ratifica della Convenzione Onu sulla tortura siamo ancora in attesa dell’introduzione del reato, ma il testo finalmente all’esame del Parlamento disattende la definizione propria del diritto internazionale per il quale la tortura non è una fattispecie di reato comune”. Lo dicono in una nota i dirigenti radicali Sergio d’Elia, segretario di ‘Nessuno tocchi Caino’, Rita Bernardini, segretaria di Radicali italiani, Maurizio Turco, tesoriere del partito Radicale e Marco Perduca, rappresentante all’Onu del partito Radicale, in occasione della giornata mondiale contro la tortura. “La polizia per prima dovrebbe respingere la proposta in discussione proprio per l’offensivo e umiliante accostamento a comportamenti delinquenziali di cittadini comuni. E’ quindi un reato specifico”, spiegano. E annunciano: “Se il testo all’esame del Senato non verrà modificato faremo ricorso al comitato Onu sulla tortura per la non aderenza della legge agli obblighi di implementazione della convenzione Onu. Inoltre, ci batteremo per modificare la previsione in base alla quale per la morte non voluta sia prevista una pena superiore a quella dell’omicidio volontario e, per chi cagiona volontariamente la morte, si sia mantenuta la pena dell’ergastolo, che ci vede storicamente contrari”.

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