L'Unione europea riapre le frontiere a 15 Paesi, non agli Stati Uniti
L'Unione europea riapre le frontiere a 15 Paesi, non agli Stati Uniti

Esclusi per ora anche i cittadini di Russia, Brasile e India. Via libera alla Cina a condizione di reciprocità

L'Unione europea da oggi, mercoledì 1 luglio, riapre i suoi confini esterni ai viaggiatori di 14 Paesi e alla Cina, in questo caso a condizione di reciprocità. Un annuncio atteso, che lascia però fuori dal Vecchio continente per almeno altre due settimane i cittadini di Brasile, India, Russia, Stati Uniti. Stati in cui la pandemia del coronavirus non ha ancora rallentato.

Mentre le economie europee arrancano per l'impatto del Covid-19, la speranza il turismo restituisca ossigeno vitale. Questo vale soprattutto per il sud, come Italia, Grecia o Spagna. Viene ammesso nell'Ue chi proviene da Algeria, Australia, Canada, Georgia, Giappone, Montenegro, Marocco, Nuova Zelanda, Rwanda, Serbia, Corea del Sud, Thailandia, Tunisia, Uruguay. La Cina è "soggetta a conferma di reciprocità", ha puntualizzato l'Ue, cioè dovrà eliminare tutte le restrizioni agli europei in ingresso. La 'safe list' sarà aggiornata ogni 14 giorni: i Paesi potranno esservi rimossi o aggiunti a seconda di come la pandemia sarà da loro tenuta sotto controllo.

In questo contesto, l'Italia ha scelto la linea della prudenza e mantiene in vigore l'isolamento fiduciario e la sorveglianza sanitaria per tutti i cittadini provenienti dai Paesi extra-Schengen, anche compresi nella lista. L'ordinanza firmata dal ministro della Salute, Roberto Speranza, aggiunge anche la comprovata ragione di studio ai motivi che consentono l'ingresso, cioè esigenze lavorative, di salute e urgenza.

"La situazione a livello globale resta molto complessa. Dobbiamo evitare che vengano vanificati i sacrifici", ha commentato Speranza."Entriamo in una nuova fase", "monitoreremo regolarmente la situazione", ha dichiarato invece il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel. Ha aggiunto: "Dobbiamo restare vigili", "la lotta al Covid-19 non è finita". Nel 2016 sono stati 27 milioni i viaggi degli statunitensi in Europa, mentre sono invece circa 10 milioni gli europei che oltrepassano l'oceano Atlantico.

Molti, però, dentro e fuori il Vecchio continente, restano cauti sui viaggi, in questa estate senza precedenti. Centrale è l'imprevedibilità della pandemia, con la possibilità di seconde ondate di infezioni che potrebbero avere conseguenze su vacanze e prenotazioni. A marzo il presidente Donald Trump aveva sospeso l'ingresso a tutti coloro che arrivassero dalla zona Schengen, misura che ha ostacolato l'inclusione degli Usa nella 'safe list'. Nel frattempo, il numero dei casi confermati negli Usa è aumentato ancora e sono ormai almeno 16 gli Stati che hanno sospeso l'allentamento delle restrizioni. Il massimo esperto di malattie infettive degli Stati Uniti, Anthony Fauci, ha messo in guardia: i nuovi contagi potrebbero arrivare a 100mila al giorno, ciò mette "l'intero Paese a rischio. La situazione potrebbe peggiorare molto". In Europa, invece, la pandemia ha rallentato. Con qualche eccezione: in Germania si sono sviluppati pericolosi focolai legati a mattatoi, mentre nel Regno Unito il primo lockdown parziale è stato imposto a Leicester. Nella città restano chiusi i negozi non essenziali e gran parte delle scuole, mentre il ministro alla Salute Matt Hancock ha sottolineato che qui è stato registrato "il 10% dei casi positivi della scorsa settimana", con tassi d'infezione e ricoveri molto più alti che altrove

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