Il documento dimostrerebbe che il virus non arriva dal mercato del pesce della città focolaio cinese

Si infittisce ancora il mistero sulle origini del coronavirus. Le sequenze genetiche dei primi casi di Covid-19, registrate su un database Usa, sarebbero state eliminate, su richiesta della Cina, rendendo più difficile la ricostruzione delle origini della pandemia, secondo quanto riporta il Wall Street Journal, che cita il National Institutes of Health Usa. Il Nih ha confermato di aver cancellato le sequenze dopo aver ricevuto una richiesta da uno studioso cinese che le aveva presentate tre mesi prima. “I ricercatori che presentano i dati ne detengono i diritti e possono richiedere il loro ritiro”, ha affermato il Nih in una nota. Sarebbero 13 le sequenze recuperate su Google Cloud delle 241 scomparse.

La rimozione dei dati di sequenziamento è descritta in un nuovo articolo pubblicato online da Jesse Bloom, virologo del Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle. Nel documento si spiega che i dati mancanti includono sequenze di campioni di virus raccolti nella città cinese di Wuhan a gennaio e febbraio 2020 da pazienti ricoverati o sospettati di avere Covid-19. Un team di ricercatori cinesi, dopo aver pubblicato le sequenze virali in un database statunitense ampiamente utilizzato, pochi mesi dopo, avrebbe rimosso le informazioni genetiche per “oscurare la loro esistenza”.

Per alcuni scienziati, questa situazione rafforza i sospetti che la Cina abbia qualcosa da nascondere sulle origini della pandemia. Ma i critici dell’estratto dello studio, pubblicato su bioRxiv, affermano che il lavoro investigativo di Bloom è molto rumore per nulla, perché i ricercatori cinesi in seguito hanno pubblicato le informazioni virali in una forma diversa e le sequenze recuperate aggiungono poco a ciò che si sa sulle origini del Sars-CoV-2.

Sta di fatto che queste sequenze, afferma Bloom, supportano altre prove che la pandemia non ha avuto origine nel mercato del pesce Huanan di Wuhan, dove inizialmente è venuto alla luce il Covid-19. Il documento evidenzia tre mutazioni trovate nel Sars-CoV-2 raccolte da pazienti collegati al mercato della città cinese che non sono nelle sequenze rinvenute del coronavirus o del suo parente più prossimo, che i ricercatori dell’Istituto di virologia di Wuhan hanno scoperto nei pipistrelli nel 2013.

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