La protesta unitaria dei gestori di palestre e piscine. Le sigle che rappresentano imprese e associazioni fanno il punto sulle reali condizioni del settore

Falsa ripartenza, regole capestro, poca trasparenza e fuga delle Istituzioni”. Con queste parole le sigle che rappresentano imprese e associazioni del mondo delle palestre e delle piscine fanno il punto sulle reali condizioni del settore dopo la riapertura dopo oltre 10 mesi di chiusura. Un settore, che spiegano in una nota, èstato ” bollato come pericoloso senza alcuna evidenza scientifica, che ha ricevuto ristori pari all’1% delle perdite e che già ha visto chiudere 1 operatore su 3“.

Le sigle che rappresentano i gestori di palestre, piscine, impianti sportivi (profit o non-profit) e imprese, “uniscono la loro voce” in una “protesta unitaria” per evidenziare “le reali condizioni del settore, al di là dei lustrini della comunicazione istituzionale”.

Riaperture: coincidono con la bassissima stagione del settore, in cui la frequenza è pressoché nulla, come aprire gli stabilimenti balneari a novembre. Molti operatori riapriranno paventando entrate inesistenti come avvenuto alla riapertura a maggio 2020 -scrivono-. Protocollo sanitario: l’ultima versione approvata dal Cts rende impossibile ripartire davvero, le docce sono fondamentali per la sopravvivenza di palestre e piscine. Incomprensibile poi la richiesta di riservare 12mq/persona negli spogliatoi quando per i corsi di gruppo si indicano 5mq. Piscine al chiuso: ritardarne l’apertura appare più una scelta ideologica che scientifica, nulla documenta la pericolosità dell’ambiente “acqua”, anzi, è ampiamente dimostrato l’effetto protettivo del cloro dalla diffusione delle infezioni”

“Le associazioni del settore mettono altresì in evidenza la totale mancanza di un interlocutore istituzionale cui presentare non solo bisogni e richieste, ma anche idee – proseguono ancora nella nota -, proposte e soluzioni: le competenze del Dipartimento dello Sport sono limitate, Valentina Vezzali, Sottosegretaria allo Sport, in due mesi non ha trovato tempo di incontrare le sigle rappresentative del settore, il Sottosegretario alla Salute Andrea Costa ha convocato, lunedì 24 maggio, il Tavolo di Lavoro “La Salute nello Sport”, con esiti deludenti e senza indicare a priori le finalità e i partecipanti; il Cts è una sorta di Olimpo il cui accesso è riservato solo a pochi eletti”.

La ripartenza del settore – concludono – appare come uno slogan buono per conferenze stampa e ospitate in tv, ma irreale all’atto pratico. Le sigle rappresentative del comparto ritengono che criticità come quelle attuali si superino solo attraverso un patto tra Istituzioni e società civile, basato sul rispetto reciproco e sul dialogo. Ma se sono le Istituzioni stesse a sottrarsi al dialogo, quale alternativa lasciano alla società civile per comunicare i propri bisogni e le proprie proposte? Forse non è più tempo di richieste di attenzione che potrebbero cedere il passo a cause risarcitorie contro lo Stato, come è già avvenuto in altri settori”.

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