Con il dilagare della pandemia e l’acuirsi della crisi economica, cresce e si esaspera il disagio sociale. E sono sempre di più le persone che cadono nella rete oscura delle sette e dell’occultismo. “Riceviamo tutti i giorni decine di chiamate di persone che hanno aderito a delle sette e vogliono uscirne. Il fenomeno è sconcertante, se ne parla troppo poco” dice a LaPresse don Aldo Buonaiuto, esorcista e animatore generale del Servizio Anti Sette dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII. “Il mondo delle sette e dell’occultismo è vasto, riescono a reclutare continuamente adepti e ad affiliarli. Accanto agli pseudo-santoni, agli pseudo-veggenti e agli pseudo-guaritori, c’è sempre una micro-setta, per adescare i più vulnerabili”, mette in guardia.
Antropologo e demonologo, don Buonaiuto collabora con la polizia, attraverso il Servizio centrale operativo della Direzione centrale anticrimine che, al suo interno, ha istituito la SAS (Squadra Anti Sette). “Abbiamo un numero verde nazionale alla comunità che – spiega – quest’anno ha aumentato le richieste di aiuto. La gente continua a chiamare noi perché ha paura di denunciare, non per sfiducia, ma per timore di ritorsioni che i delinquenti possono mettere in campo quando la vittima si ribella. I più deboli non sono mai sufficientemente tutelati”. Un aumento delle adesioni che è “notevole e preoccupante”, denuncia. Ad allarmare le istituzioni, afferma, “dovrebbe essere il disagio giovanile, soprattutto quello adolescenziale cresciuto con la pandemia. I ragazzi sono traumatizzati da una profonda solitudine, gli adolescenti più che i bambini, perché sono loro che hanno interrotto lo sbocciare delle relazioni. I lockdown sociali nelle loro forme non sono mai terminati e la terza ondata è stata un colpo di grazia per loro”. “Oltre alla giustissima lotta per l’ecologia, c’è anche quella dell’ecologia intergrale dello sviluppo umano da intraprendere, quella del benessere interiore e psicofisico della persona”. Del fenomeno non si parla abbastanza perché, spiega, “Non c’è conoscenza, c’è una banalizzazione e nessun incentivo per volerlo affrontare, a partire dall’opera di prevenzione, che non può essere affidata solo alle forze dell’ordine, ma dev’essere affidata anche al sistema educativo, a partire dalle scuole”. Per questo, insiste, “urge un interessamento soprattutto da parte della politica, perché sono anni che se ne parla poco e male, in modo sensazionalistico”.
Preoccupa, in particolare, il fenomeno delle sette spirituali: “Si confondono con le realtà religiose per scoprire poi che nulla hanno a che vedere con la ricerca del sacro. Il sacro, anzi, viene utilizzato e speculato. Si usa il linguaggio religioso, parodie con dei riti, per finalità che nulla hanno a che fare con la religiosità e avvicinare i più fragili”.

