Molti atenei, intanto, si sono già attrezzati per una didattica 'mista', che sia il più sicura possibile

Anche l’università, come la scuola, si prepara a riaprire completamente in presenza: “prioritariamente”, secondo la bozza del nuovo decreto Covid. Tornerà alla normalità comunque gradualmente e realisticamente non prima dell’inizio del nuovo anno accademico, anche perché le lezioni negli Atenei terminano per lo più nel mese di maggio. La presenza, lo scambio e il confronto che si creano tra studenti, ricercatori e professori sono per la ministra Maria Cristina Messa “caratteristiche imprescindibili della formazione universitaria”.

Contattata da LaPresse, Messa assicura che si tornerà tutti in aula, appena le condizioni lo permetteranno: “Monitorando l’andamento locale del piano di vaccinazioni e il numero dei contagi, anche le università, i conservatori, le accademie, gli istituti che fanno parte del sistema dell’Alta Formazione Artistica e Musicale stanno prevedendo il graduale ampliamento in presenza di tutte le attività, compresa la didattica e gli esami”, sottolinea.

Anche nella bozza del nuovo decreto si precisa che, sull’intero territorio nazionale, salva diversa valutazione delle singole università, gli esami si dovranno svolgere in presenza, così come le attività di orientamento e di tutorato, i laboratori, l’apertura delle biblioteche.

Molti atenei, intanto, si sono già attrezzati per una didattica ‘mista’, che sia il più sicura possibile. La Sapienza di Roma ha messo in atto un’iniziativa in collaborazione con il Policlinico Umberto I, per effettuare lo screening degli studenti con tamponi molecolari gratuiti, su base volontaria con prenotazione, per l’inizio del secondo semestre. “L’adesione da parte degli studenti è stata eccellente e ci tengo a sottolineare che è stata una nostra strategia per riaprire in totale sicurezza l’ateneo”, rivendica la rettrice, Alessandra Polimeni.

Dal 7 aprile, racconta a LaPresse, le attività formative e curriculari sono riprese in presenza e le lezioni si svolgono in modalità ‘blended’, con il docente e un numero limitato di studenti in aula, nel rispetto delle misure di sicurezza, su prenotazione: “Chi non è presente può seguire da remoto. Lo stesso vale per gli esami e le sedute di laurea”, spiega. L’auspicio è un rientro al 100% in presenza dal prossimo anno accademico, “perché l’università è fatta anche di momenti di socialità e scambi interpersonali. Ma questo lo potremo definire solo dopo l’estate”.

 

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