Il ministro della Salute su Rai 3: "Abbiamo fatto valutazioni, non c'era un manuale d'istruzione. Perseguito interesse del Paese"

“Il piano pandemico antinfluenzale risaliva al 2006 ed era sempre stato considerato adatto perché era antinfluenzale, non anti-Covid e i nostri tecnici dopo hanno attivato un piano Covid, perchè hanno ritenuto che il piano non fosse sufficiente a rispondere al covid e ne abbiamo messo in campo uno adeguato”. Così il ministro della Salute Roberto Speranza a ‘Mezz’ora in più’ di Lucia Annunziata su Rai3. 

A proposito dei vaccini ha dichiarato: “Siamo entrati in una fase diversa grazie alla campagna vaccinale: sono state somministrate in 3 giorni un milione di dosi di vaccino, raggiunta quota di 15 milioni totali”. 

“Possiamo permetterci di fare alcune riaperture a maggio: spazi all’aperto e la scuola – ha aggiunto Speranza, sottolineando quanto già detto dal premier Draghi in conferenza stampa – . Ci stiamo assumendo un po’ di rischio, un rischio ragionato, come ha detto Draghi, non folle. A costo di sembrare noioso, con le riaperture dovremmo usare molta attenzione usando le mascherine, rispettando le distanze ed evitando gli assembramenti”. “E’ evidente che eravamo di fronte a una novità incredibile, le prime scelte che abbiamo compiuto nei primi comuni veneti e lombardi sono state molto rigide – ha spiegato Speranza -. Abbiamo fatto delle valutazioni, eravamo di fronte a una novità madornale. Non c’era un manuale di istruzione. Noi abbiamo perseguito sempre l’interesse del Paese. Eravamo di fronte a un inedito”. 

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