La Campania comprerà il vaccino Sputnik, ma per il via libera definitivo bisognerà attendere l’ok delle autorità regolatorie, l’Aifa in Italia e l’Ema a livello europeo. Di sicuro, all’Istituto Spallanzani di Roma partirà una sperimentazione dopo Pasqua, mentre dall’ospedale Sacco di Milano c’è, per il momento, solo una “dimostrazione di interesse”, come spiega l’infettivologo Massimo Galli. In ogni caso, il presidente del Consiglio, Mario Draghi, predica calma: “Starei attento a fare questi contratti”. Il motivo è presto detto. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, “ha messo in luce – aggiunge il premier – il fatto che, parlando col fondo di investimenti che ha in mano la proprietà della produzione del vaccino Sputnik, loro possono produrre un massimo di 55 milioni di dosi, di cui il 40% in Russia e il 60% in vari siti internazionali. E non è stata ancora presentata formale domanda all’Ema, che non si prevede si pronunci prima di 3-4 mesi. Quindi, se va bene, il vaccino sarebbe disponibile nella seconda parte dell’anno”. Draghi, d’altro canto, chiarisce che “qui c’è in gioco la salute, la vita, la morte, e noi dobbiamo sempre cercare il coordinamento europeo, far di tutto per rafforzarlo. Poi se non si vede una soluzione, è chiaro che dovremo cercare altre strade”.
Certo è che la Campania ha preso di petto la questione. A portare avanti le trattative in queste settimane è stata la Soresa, società per azioni partecipata regionale. La Giunta le ha chiesto “di acquisire, con la massima tempestività consentita dalla vigente normativa, la disponibilità da parte di società farmaceutiche – si legge nella determina – che abbiano prodotto vaccini anti Covid, già autorizzati ovvero in corso di autorizzazione presso l’Ema e/o l’Aifa e già in corso di somministrazione, in Italia ovvero in altri Paesi, europei o extraeuropei”. Fra 11 aziende potenziali produttrici del siero russo, una di queste ha manifestato la disponibilità alla fornitura. Si tratta di Humane Vaccine, rappresentata dal fondo russo Rdif Corporate center limited liability company, con la quale Soresa ha poi chiuso l’accordo per la fornitura delle dosi.
Secondo De Luca, quello russo è “un vaccino aggiuntivo. Ovviamente, è bene fare un chiarimento: il contratto prevede che diventi operativo immediatamente dopo l’approvazione dell’Ema o dell’Aifa”. L’Autorità italiana del farmaco, a detta del governatore, “deve essere richiamata a darsi tempi rapidi di decisione. Questo vaccino è già stato utilizzato nella Repubblica di San Marino e in altri 60 Paesi del mondo”. E non solo. Il governatore della Campania segnala che, “se dovessimo ricevere più dosi di Sputnik rispetto a quante ne servono per vaccinare i cittadini campani, siamo disponibili a metterli a disposizione del nostro Paese, anche se li paghiamo noi”.
Intanto, lo Spallanzani di Roma, in collaborazione con l’Istituto Gamalayeva di Mosca, inizierà dopo Pasqua una sperimentazione proprio su Sputnik. Lo studio verterà su due aspetti: l’efficacia del siero russo sulle varianti e pure il suo eventuale impiego come richiamo per vaccini non a mRna, come Pfizer e Moderna, ma che utilizzano la stessa tecnica, cioè AstraZeneca. Per un’operazione di questo tipo anche al Sacco, invece, bisognerà attendere. “I colleghi dello Spallanzani – dice a LaPresse il responsabile delle Malattie infettive, Massimo Galli – mi hanno detto se ero interessato a collaborare, ho detto sicuramente di sì ma lì ci si è fermati. Qui, per il momento, non parte nulla. C’è stata la mia individuale dimostrazione di interesse ma niente di più”.

