Brescia e Bergamo sono Capitali italiane della Cultura 2023, in ticket: "Non è un risarcimento della sofferenza ma un investimento sul futuro"

Il mondo della cultura in Italia continua a soffrire per le restrizioni dovute al contenimento della pandemia. Nella Capitale italiana della Cultura 2023, assegnata al ticket Brescia-Bergamo, i musei chiudono per la terza volta nell’arco di 12 mesi. “Avevamo riaperto con grande sforzo e un grande successo, visto il ritorno della statua della Vittoria Alata dopo il restauro durato due anni – spiega a LaPresse Stefano Karadjov, direttore della Fondazione Brescia Musei, camminando nel parco archeologico – Ora si chiude di nuovo”. Il Bresciano è infatti da ieri sera alle 18 in zona arancione ‘rafforzata’, insieme a otto comuni del Bergamasco. Scuole chiuse, bar e ristoranti serrati. A preoccupare sono soprattutto le varianti: “Siamo consapevoli della situazione, soprattutto a Brescia. Una città in cui la sofferenza è stata vastissima e dilagante – racconta la presidente della Fondazione Brescia Musei, Francesca Bazoli – Non possiamo che adeguarci alle misure decise dalle autorità”. Solo due anni fa i musei bresciani registravano 250 mila ingressi in un anno, un numero quasi azzeratosi nel 2020.

I musei e il parco archeologico della cittadina lombarda hanno riaperto il 4 febbraio, dopo mesi di chiusura: “Abbiamo avuto un boom di prenotazioni – spiega Bazoli – Il nostro obiettivo è farci trovare pronti sia alle riaperture rapide che alle chiusure rapide”. La Fondazione ha promosso, in queste poche settimane di riapertura, la gratuità degli ingressi: “Era un modo per dare a tutti i cittadini la possibilità di rientrare nei musei, ‘tornare a casa propria’, dove non si paga nemmeno il biglietto. Purtroppo ora abbiamo richiuso, improvvisamente, ma siamo pronti anche altrettanto velocemente a riaprire quando ce ne sarà la possibilità” sottolinea ancora Bazoli. Tantissimi i cittadini che si sono prenotati per rivedere una delle statue di epoca romana più spettacolari mai trovate in Italia, la Vittoria Alata, riposizionata nel Capitolium bresciano. Simbolo della città, è uno dei pochi capolavori in bronzo arrivati fino i giorni nostri.

Le due cittadine lombarde sono state travolte dalla prima ondata di contagi la scorsa primavera. A un anno di distanza sono tornate, ancora una volta, epicentro della pandemia. “Durante il periodo peggiore, lo scorso anno, Brescia e Bergamo, avviate alla candidatura a Capitali della Cultura, hanno deciso di unire le loro forze e il governo e il parlamento le hanno scelte” spiega la vicesindaca di Brescia, Laura Castelletti. “Non è un risarcimento della sofferenza subita, è soprattutto l’investimento per una sfida nuova: immaginare due città, una sola capitale e la Cultura che disegna il futuro” conclude la vicesindaca.

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