Negli Spedali Civili di Brescia: "La seconda ondata non è mai terminata"

La variante inglese del coronavirus nel bresciano corre dal 22 gennaio, quando sono stati identificati i primi casi nei comuni di Cossirano, Corzato e Castrezzato. Le restrizioni sono arrivate esattamente un mese dopo: dalle 18 del 23 febbraio la provincia di Brescia entra in zona arancione ‘rafforzata’. La didattica torna a distanza nelle scuole di ogni ordine e grado, giù la claire anche per bar e ristoranti. Ombrelloni chiusi e tavolini vuoti in piazza della Loggia. Il centro della città, spesso al centro di polemiche per gli assembramenti, torna ad essere semideserto.

Un giro di vite arrivato troppo tardi, secondo qualcuno: “Era da un mese che si conosceva la situazione, bisognava agire per tempo”, spiega Donatella Albini, medico e consigliera del Comune di Brescia con deleghe alla Sanità, che aggiunge tranchant: “serve istituire una zona rossa per un tempo breve di quindici giorni. Si ferma tutto”. Un nuovo, ennesimo, sacrificio che non può essere fatto però senza “far decollare di gran carriera le vaccinazione sugli ottantenni”.

Anche per la vicesindaco Laura Castelletti “la zona rossa era la più indicata, da tempo la nostra amministrazione chiede che si proceda con dei lockdown mirati, ma non si può pensare, ad un anno distanza di ritrovarci nella stessa condizione e produrre un lockdown senza contemporaneamente offrire i la possibilità dei vaccini: si è pronti a sacrifici se ci sono le dosi, che devono essere fatte in prossimità, 24 ore al giorno e 7 giorni su 7.”

Da Regione Lombardia arriva la promessa di vaccinare “fra domani e dopodomani 24mila persone dei territori tra Bergamo e Brescia”, dice Guido Bertolaso, consulente della Regione Lombardia per l’attuazione e il coordinamento del piano vaccinale, mentre l’ordine dei medici di Brescia lancia un nuovo allarme: “Le misure restrittive secondo noi erano indispensabili, stavamo andando fuori tempo o forse ci siamo già andati. Gli operatori della salute sono stremati”, racconta Ottavio Di Stefano intervistato su Radio 24 .

E infatti, agli Spedali Civili di Brescia non c’è stata mai un momento di respiro, di pausa: “Qui non possiamo parlare di terza ondata, perché la seconda – spiega Cristiano Perani, Bed Manager ASST Spedali Civili Brescia – non è mai terminata: abbiamo continuato ad avere un numero di pazienti molto elevato e che non è mai sceso sotto i 200 ricoverati e che ora ha raggiunto la soglia dei 300”. Un’accelerazione del contagio “difficile da gestire – precisa ancora Perani -, perché significa rimodulare in modo importante un ospedale: i pazienti aumentano e l’ospedale cerca di anticipare la risposta, ma è una corsa contro il tempo” e “la coperta ad un certo punto terminerà”. Non bastano quindi i letti, le terapie intensive, le aree covid dedicate: per fermare la corsa del virus serve anche la responsabilità del singolo. “In attesa della risposta che spero sarà quella risolutiva dei vaccini, a fronte di un aumento della velocità di contagio, bisogna aumentare le attenzioni e i comportamenti responsabili: le mascherine, il distanziamento sociale. Bisogna lavorare soprattutto su questo ora”, conclude il medico.

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