"Variante inglese diffusa nell'88% delle Regioni"

Lockdown sì, lockdown no, lockdown forse. Il tema riguardante la chiusura del Paese, o di parti di esso, per contrastare la circolazione del Covid-19 torna d’attualità nella settimana in cui si vota in Parlamento la fiducia al nuovo esecutivo Draghi. A rilanciare quello “vero” è Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza: per il docente va applicato su tutto il territorio nazionale come a marzo per limitare la circolazione del virus al di sotto dei 50 casi ogni 100mila abitanti. La proposta arriva proprio mentre l’Istituto superiore di sanità confeziona lo studio sulla diffusione della variante inglese sul territorio. La mutazione, annuncia l’Iss, “è diffusa nell’88% delle Regioni partecipanti allo studio con percentuali rispetto ai casi totali che vanno fino al 59% in alcune aree”. Ecco quindi che, in assenza di una copertura vaccinale sufficiente delle categorie di popolazione più fragile, “la diffusione di varianti a maggiore trasmissibilità può avere un impatto rilevante se non vengono adottate misure di mitigazione adeguata”. Motivo per cui l’Iss raccomanda di intervenire per contenere e rallentare la diffusione della variante inglese “rafforzando/innalzando le misure in tutto il Paese e modulandole ulteriormente laddove più elevata è la circolazione”.

 

Il riferimento esplicito di Ricciardi per un lockdown nazionale finisce inevitabilmente per suscitare reazioni, sia da parte del mondo della politica, sia tra gli esperti. Il consulente di Speranza finisce nel mirino di Matteo Salvini, che si augura uno stop col nuovo governo alla “stagione degli allarmismi sui giornali”. “Non è possibile che qualcuno si alzi la mattina gettando nel panico milioni di italiani parlando di morti e chiusure senza che ne abbia discusso con altri” il messaggio del leader della Lega, che non risparmia una stilettata anche al commissario per l’emergenza, Domenico Arcuri: “Non mi sembra stia risolvendo molte delle questioni aperte, dai vaccini alla scuola fino all’Ilva, quindi penso sicuramente avrà bisogno di una mano”. Il vicepresidente di Forza Italia, Antonio Tajani, va invece oltre chiedendo apertamente un avvicendamento: “La conferma di Arcuri sarebbe un errore. Soluzione? Guido Bertolaso”.

 

Il tema lockdown comunque tiene banco anche tra gli esperti che tutti i giorni studiano l’andamento della pandemia. La chiusura nazionale indicata da Ricciardi è condivisa dall’infettivologo Massimo Galli (“è davanti agli occhi di tutti che la faccenda delle Regioni colorate ha funzionato molto poco senza toglierci dal problema”) e dal virologo Fabrizio Pregliasco, secondo cui sarebbe la soluzione con “maggiore efficacia, ma mi rendo conto che c’è una rabbia sociale in chi è in sofferenza”. E questo perché la tutela della salute deve fare i conti con la tenuta economica del Paese. La chiusura last-minute degli impianti sciistici è stata duramente criticata dalle Regioni, che ora chiedono ristori immediati.

 

A sposare una linea intermedia, che prevede lockdown mirati, in grado di incidere nei territori più colpiti dal virus, sono Francesco Vaia e Matteo Bassetti. Per il direttore sanitario dello Spallanzani di Roma è vero che le varianti “sono un problema che deve destare molta attenzione” ma questo non vuol dire farsi prendere dal panico. “Siamo contrari alle psicosi di massa – sottolinea -. Per me non si tratta di aggravare le misure, ma di applicare con severità quelle che già abbiamo. Fare un lockdown totale non serve, bastano lockdown chirurgici laddove se ne verifichi la necessità”. E poi aggiunge: “Voglio dire un no netto e chiaro all’utilizzo delle varianti come ‘clava politica’. La scienza sia sempre libera da interessi economici e politici”. Simile il punto di vista del direttore di malattie infettive del San Martino di Genova: “Le varianti giustificano provvedimenti di lockdown settoriale. Bisogna essere rapidi, incisivi, ma molto localizzati, con aree non rosse ma bordeaux come sta avvenendo in Umbria”.

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