Non c'è stato nessun errore da parte del governo: a far scivolare l'isola in zona arancione per due settimane sono stati solo i suoi numeri

Non c’è stato nessun errore da parte del governo: a far scivolare la Sardegna in zona arancione per due settimane sono stati solo i suoi numeri, valutati con algoritmi matematici in base a parametri a suo tempo condivisi con tutte le regioni italiane. Per questo il presidente del Tar Sardegna, Dante D’Alessio, ha respinto, con un decreto pubblicato oggi a mezzogiorno, il ricorso depositato venerdì sera dalla regione per chiedere l’immediato rientro in zona gialla, fissando per il 17 febbraio l’udienza collegiale.
La Sardegna, dunque, è in zona arancione perché i dati sono peggiorati.
Secondo il presidente del Tar, che domenica scorsa aveva chiesto documentazione al governo e memorie difensive a entrambe le parti, in questo momento fra i danni economici denunciati dalla regione e i potenziali danni alla salute, sono da considerare prioritari i secondi. Un passaggio che nel decreto è cruciale per la decisione finale: “Nella comparazione degli interessi coinvolti, deve ritenersi prevalente, come ha sostenuto l’Avvocatura dello Stato, la tutela del diritto alla salute”, scrive D’Alessio, che sottolinea come al momento del declassamento dell’isola erano peggiorati 4 indicatori molto importanti (la percentuale di occupazione dei posti letto nelle terapie intensive, l’incidenza dei casi attivi ogni 100.000 abitanti, l’andamento dei focolai e la lentezza oltre che l’incompletezza nella trasmissione dei dati).
Altro elemento chiave, il sistema automatico di definizione delle fasce, che non consente il passaggio a una fascia di minor rischio prima di due settimane, ovvero dopo due report consecutivi con dati migliorati. Diverso il caso della Lombardia, evocato come precedente dalla regione, perché lì ci sono stati errori nella trasmissione, e dunque la collocazione è stata ricalcolata in base ai nuovi dati. I numeri della Sardegna, invece, erano giusti e indicavano un peggioramento in corso.
Inevitabili le reazioni politiche e istituzionali, a cominciare dal governatore Christian Solinas che si è detto “orgoglioso di aver difeso gli interessi legittimi della Sardegna” ma convinto che i numeri non sono da zona arancione. Immancabile, la stoccata a uno “Stato ostile alla Sardegna“. Gli fa eco l’assessore della Sanità, Mario Nieddu, convinto che i numeri sardi siano da zona bianca e che “lo Stato ha girato le spalle all’isola, perdendo l’occasione di fare la cosa giusta nel momento di maggiore necessità”.
Scatenata l’opposizione di centrosinistra: secondo i Progressisti con il capogruppo Francesco Agus “sembra la sparatoria di un film di Tarantino, tutti morti e feriti e nessun vincitore”, per il capogruppo del Pd Gianfranco Ganau la giunta farebbe bene ad assumersi “la responsabilità del mancato controllo dell’epidemia”, e secondo il capogruppo di Leu in consiglio regionale, Solinas “dovrebbe chiedere scusa ai sardi”. Tutti, sono convinti che il ricorso sia stato “un teatrino”.
La tensione, insomma, è altissima. La disperazione di chi ci aveva sperato, anche. Ma ristoratori, baristi e commercianti guardano già oltre, e sperano che dopo la prossima cabina di regia, prevista per venerdì, potranno finalmente riaprire le loro saracinesche.

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