L'obiettivo, entro l'estate, resta quello di vaccinare il 70% della popolazione adulta europea

Mentre il coronavirus continua a correre in tutta Europa, preoccupando soprattutto per le sue varianti, i leader Ue riuniti in videoconferenza sull’emergenza Covid-19 provano a individuare una strada coordinata per arginarne la diffusione. Ma sembrano piuttosto divisi, a cominciare dall’ipotesi pendente di controlli alle frontiere. Il premier Giuseppe Conte afferma comunque che “la protezione della salute dei nostri cittadini è al centro dell’azione coordinata di governi e Commissione europea per sconfiggere la pandemia”.

Dalla Commissione di Ursula von der Leyen arriva l’idea di istituire zone ‘rosso scuro’, dove la circolazione del virus è molto alta”: per lasciare queste zone, potrebbe essere necessario fare un test. Più in generale, viene sconsigliato fortemente ogni viaggio non necessario. Saranno i singoli Paesi a decidere come farlo, preservando sovranità nazionale, mercato unico europeo e libera circolazione. Ma è necessario coordinarsi, dicono von der Leyen e Charles Michel, presidente del Consiglio europeo.

La cancelliera tedesca Angela Merkel, evidenziando il rischio “molto serio” delle varianti, avverte che potrebbe verificarsi il caso di una reintroduzione dei controlli ai confini, se non ci sarà un approccio “coordinato” come quello immaginato dalla Commissione Ue. I dettagli operativi verranno discussi dai ministri europei in una riunione lunedì prossimo.

L’obiettivo, entro l’estate, resta quello di vaccinare il 70% della popolazione adulta europea. “E’ fattibile”, assicura von der Leyen.

, anche se si tratta di “uno sforzo enorme, una azione continentale mai vista prima”. Sui vaccini, peraltro, l’Ungheria, con un nuovo strappo dal blocco, è diventata il primo Paese Ue ad approvare il russo Sputnik V. Già in uso in Argentina, Bolivia, Serbia, Algeria, Palestina, Venezuela, Paraguay e Turkmenistan, oltre che in Russia e in Bielorussia, lo Sputnik si fa strada così anche in un’Unione europea alle prese con i ritardi di Pfizer, che assicura però che dalla prossima settimana le consegne riprenderanno senza intoppi. Sul vaccino russo la parola spetta all’Ema.

Oltre che sulle frontiere, l’unità manca sull’ipotesi del cosiddetto ‘passaporto vaccinale’. A spingere in tal senso è in particolare la Grecia, che ha lanciato la proposta. Il presidente Michel si dice favorevole, sottolineando però il pericolo di introdurlo troppo rapidamente. E rimarcando: “Riteniamo che sia necessario per fini medici” ma “si potrà vedere se e in quali altri casi possa essere usato”. Insomma, “sull’argomento siamo prudenti”.

Lo European Centre for Disease Prevention and Control (Ecdc), a fronte della diffusione delle tre varianti del coronavirus (di Regno Unito, Sudafrica e Brasile e Giappone), ha raccomandato ai Paesi Ue che “i viaggi non essenziali” dovrebbero essere evitati, i governi dovrebbero “essere pronti a imporre misure ancora più rigide, spingendo la popolazione a rispettarle”, “il tracciamento dei contagi dovrebbe essere rafforzato” e il ritmo dei test accelerato.

Ma lo sforzo di trovare un terreno comune c’è: all’unanimità gli Stati membri hanno approvato una raccomandazione del Consiglio che stabilisce un quadro comune per l’uso dei test rapidi antigenici e il riconoscimento reciproco dei risultati dei test sul Covid-19 in tutta l’Ue. Una mossa essenziale per facilitare i movimenti transfrontalieri, la ricerca e il trattamento dei contatti transfrontalieri.

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