Abruzzo, Toscana e Valle d'Aosta in classe, il resto d'Italia ancora in didattica a distanza. Annunciate diverse mobilitazioni nei prossimi giorni

Abruzzo, Toscana e Valle d’Aosta in classe, gli altri ancora in didattica a distanza. Sono solamente tre le regioni audaci che hanno deciso di riaprire oggi le scuole superiori in presenza, almeno al 50%. Il governatore abruzzese Marco Marsilio parla apertamente di “atto di coraggio”. Uno sforzo che si spera possa “essere premiato e durare nel tempo”. Nel resto d’Italia invece la campanella per i più grandi non suonerà. La stragrande maggioranza dei governatori infatti ha scelto di aspettare rinviando il via libera alle prossime settimane o addirittura al mese di febbraio. Una situazione complessa con soluzioni a macchia di leopardo che certamente non aiuta gli studenti. Il comitato ‘Priorità alla Scuola’ nel frattempo annuncia nuove mobilitazioni in diverse città nei prossimi giorni da Roma a Firenze a Milano.

Il tema scuola verrà trattato anche oggi nell’incontro fra Regioni e governo in merito al nuovo dpcm che dovrà entrerà in vigore dopo il 15 gennaio. Nel governo la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, è letteralmente infuriata. “La responsabilità è delle Regioni”, si sfoga. L’esponente del M5S, dopo l’intesa firmata all’unanimità il 23 dicembre per il ritorno in classe il 7 gennaio si sente tradita. “Rispetto alle superiori il governo ha fatto tutto quello che poteva e gli impegni li ha mantenuti grazie anche al lavoro importante dei prefetti e della comunità scolastica. La scuola non è l’untrice del Paese”, dice ancora rincarando la dose prima di complimentarsi con chi “ha lavorato meglio di altri” e quindi partirà nella data stabilità. Azzolina non ha nessuna intenzione di fare un passo indietro sul tema, anzi. “Mi batto per la scuola perché senza la scuola non c’è crescita, aumentano le disuguaglianze, si blocca l’ascensore sociale. E a pagare sono sempre i più deboli”, spiega ancora invitando i governatori ad “assumersi le loro responsabilità se condannano migliaia di studenti all’abbandono”.

Parole dure davanti alle quali Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia-Romagna e della conferenza delle Regioni, invita ad abbassare i toni. Nei confronti di Azzolina c’è umana comprensione ma “è evidente che se tutte le regioni arancioni e la quasi totalità delle altre hanno rinviato l’apertura è perché dal colloquio con la sanità, regionale e nazionale, è arrivato il consiglio di non diffondere il contagio”. L’auspicio resta quello di poter riaprire “il prima possibile”, curva epidemiologica permettendo.

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata