La proposta dell'Iss: Zona rossa se l'incidenza settimanale dei casi è superiore a 250 ogni 100mila abitanti

Guardando all’Europa e consapevole che uno scenario nefasto potrebbe abbattersi anche sul nostro paese, il governo prepara la stretta per il prossimo Dpcm. Salgono ancora i contagi da Coronavirus in Italia e in vista della scadenza del Decreto legge il prossimo 15 gennaio, si preparano le nuove misure all’insegna di rigidità e prudenza. Il testo, secondo quanto filtra da chi si occupa del dossier, conterrà non solo lo stop tra regioni (il cosiddetto indice di rischio ‘giallo rafforzato) e l’abbassamento della soglia dell’Rt per determinare il posizionamento nelle fasce, ma anche la rivalutazione dell’incidenza settimanale dei casi. L’ipotesi, ora al vaglio degli enti locali, che sarà poi discussa nell’incontro – convocato dal ministro Boccia e a cui parteciperà anche il titolare della Salute Speranza – con il governo lunedì mattina alle 10.30, prevede che in caso di incidenza superiore a 250 casi ogni 100mila abitanti scatti automaticamente la zona rossa. La valutazione avanzata dall’Istituto superiore di Sanità e condivisa anche dal Cts, dovrà essere approvata poi dalla Conferenza delle Regioni in programma giovedì 14 gennaio. I nuovi parametri, guardando per esempio al monitoraggio di questa settimana, avrebbe portato il Veneto direttamente in zona rossa per un’incidenza in sette giorni di 454,31 casi per 100mila abitanti. In tutto questa settimana sarebbero state 5 le regioni catapultate nella fascia più alta di rischio: oltre al Veneto anche Emilia Romagna, la provincia di Bolzano, il Friuli Venezia Giulia e le Marche.

Le previsioni dunque non sono delle più rosee. “La seconda ondata – spiega Speranza in un colloquio con Il Corriere della Sera – non è mai finita davvero. Adesso c’è una ripartenza e probabilmente sì, il terzo picco arriverà”. Per questo, insiste, “ancora per qualche tempo le misure di contenimento, mitigazione, regole e comportamenti individuali corretti sono e resteranno l’arma fondamentale con cui difenderci”. E in quest’ottica dovrebbero essere, infatti, confermati nel Dpcm anche i week end arancioni in tutta Italia (con gli spostamenti liberi nel proprio comune,negozi aperti, e bar e ristoranti invece chiusi per tutta la giornata), con il blocco tra regioni e la deroga che consente a chi abita nei Comuni con un massimo di 5mila abitanti di spostarsi, ma solo in un raggio di 30 chilometri e senza andare nei capoluoghi di provincia. In vigore ancora il coprifuoco dalla 22 alle 5 del mattino. Allo studio anche la possibilità di istituire “zone bianche” nelle aree del Paese con Rt sotto lo 0,5.

Ultimo tassello su cui l’esecutivo di Giuseppe Conte dovrà confrontarsi con il Parlamento è la proroga dello Stato di emergenza, per ora valido fino al 31 gennaio. Lo stesso Conte non lo aveva escluso già nella conferenza stampa di fine anno: “Lo stato di emergenza lo prorogheremo fino a quando sarà necessario per mantenere i presidi di Protezione civile che ci consentono di gestire l’emergenza”. L’ipotesi potrebbe essere quella di arrivare fino al 31 marzo (data che si ripete nel Milleproroghe in molti provvedimenti collegati proprio allo Stato d’emergenza) oppure al 31 luglio.

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