Firmato nella notte da Giuseppe Conte, il Dpcm che 'blinda' il Natale continua a non convincere le Regioni e anche il centrodestra resta all'attacco

Appena entrato in vigore e già sotto processo. Firmato nella notte da Giuseppe Conte, il Dpcm che ‘blinda’ il Natale continua a non convincere le Regioni e anche il centrodestra resta all’attacco.

Sul banco degli imputati finiscono soprattutto la norma che blocca la mobilità tra le Regioni dal 21 dicembre al 6 gennaio e quella che vieta gli spostamenti tra Comuni il 25 e 26 dicembre e il primo gennaio. Luca Zaia chiede un nuovo incontro al ministro Francesco Boccia e spera in un “ravvedimento”. Questa decisione “non ha un supporto scientifico”, lamenta. Prevede di tornare a vedere la scene di marzo scorso Attilio Fontana, che teme una nuova ‘fuga al sud’. “È chiaro che se mettiamo una data limite, tutti si affolleranno a partire entro quella data limite. Se invece non la mettiamo, le partenze possono avvenire in giornate diverse, senza affollamenti. Mi sembra una cosa di buon senso”, spiega. Anche Giovanni Toti parla di “sacrificio sproporzionato” per i piccoli centri e spera che il decreto possa arrivare presto in Parlamento così da essere “mitigato”. Dal momento che non è stato possibile prima emendare il testo visto che il Governo ci ha incontrato il giorno dopo averlo approvato – è il ragionamento fatto da diversi presidenti di regione – è giusto che siano Camera e Senato a intervenire, visto che il malcontento è trasversale e riguarda anche alcuni gruppi di maggioranza.

Italia viva resta dell’idea di consentire gli spostamenti tra Comuni e ieri 55 parlamentari Pd (30 deputati e 25 senatori) hanno scritto ai capigruppo Graziano Delrio e Andrea Marcucci per intervenire in questa direzione.
Nonostante Nicola Zingaretti e Dario Franceschini abbiano ribadito la posizione di massimo rigore del partito, quindi, non è difficile immaginare che anche i giallorossi presenteranno delle proposte di modifica per rendere più soft il decreto. Le possibilità, però, che il provvedimento che limita la mobilità dal 21 dicembre al 6 gennaio arrivi in Parlamento prima di Natale sono minime, dal momento che le Camere sono alle prese con la legge di bilancio e il decreto ristori. Probabilmente l’iter del testo partirà dal Senato, ma a feste già concluse.

“Con i tempi consueti di questa legislatura il decreto che blinda il Natale sarà convertito entro fino gennaio. Cioè a cose fatte. Per una volta sia il Parlamento a decidere: il decreto può essere esaminato dal Parlamento prima che i suoi effetti più contestati si manifestino. Oltretutto le critiche sono arrivate anche da parte di forze politiche che sostengono il governo.
Chiederemo ai presidenti delle Camere che possa esserci in tempi rapidi l’opportunità di discutere e decidere in Parlamento”, tuona da FI Mariastella Gelmini. Anche Matteo Salvini promette battaglia: “Il diritto alla Salute prima di tutto, sulla vita non si scherza. Quindi prudenza, distanza, mascherina. Niente cenoni, niente cortei, ma il diritto alla famiglia, al sorriso e all’affetto sì. Chiediamo a Conte di fermarsi con il suo furore ideologico – ribadisce – faremo cambiare idea a lui e ai ministri”. Il Governo “che dovrebbe essere di sinistra”, è l’accusa del leader del Carroccio “aiuta chi ha i quattrini. Perché se hai soldi e puoi permetterti tre settimane di vacanze non esistono limiti, se invece lavori stai chiuso in casa”.

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