La trattativa riaperta dopo il confronto telefonico tra governatore e ministro

La Lombardia rischia di restare zona rossa fino al 3 dicembre, sorte che potrebbe essere condivisa anche dal Piemonte. Una prospettiva che suscita le vive proteste del governatore lombardo Attilio Fontana: “Nonostante la mia opposizione – fa sapere – il governo intende mantenere in vigore fino al 3 dicembre le attuali misure restrittive e, quindi, lasciare la Lombardia in zona rossa”. “Lombardia è da due settimane pienamente nei parametri previsti per il passaggio in zona arancione – puntualizza ancora Fontana – . Ho fatto presente al governo che, così come si applicano automatismi in senso negativo, gli stessi devono essere attuati quando la situazione migliora”. Il governatore si fa anche “portavoce verso l’esecutivo, anche a nome dei sindaci che hanno espresso il medesimo parere, affinché la Lombardia, come previsto dagli indicatori, entri in zona arancione prima possibile”. Tra loro anche il primo cittadino di Bergamo, Giorgio Gori.

Parole che non cadono inascoltate. In serata, tra Fontana e il ministro della Salute Roberto Speranza c’è stata una lunga telefonata chiarificatrice, che ha favorito “un confronto schietto e diretto”. L’esito non era scontato: “Entrambi condividiamo che, secondo il modello delle ‘zone’ predisposto dal governo, la Lombardia abbia tutti i requisiti per passare da quella rossa a quella arancione – annuncia Fontana – . Ci siamo lasciati con l’impegno di riaggiornarci molto presto per verificare quella che realmente può essere la data giusta per allentare le misure restrittive nella regione”. Tutte le ipotesi restano aperte, dunque.

Cosa cambierebbe nel passaggio tra zona rossa e arancione? In zona rossa non si può uscire di casa se non per motivi di lavoro, salute, necessità, urgenza, istruzione, o per andare a fare una corsa o una passeggiata. E solo con l’autocertificazione in tasca. In zona arancione invece il movimento all’interno del proprio Comune è libero tra le ore 5 e le 22, quando scatta il coprifuoco. Vietato, invece, spostarsi nei Comuni vicini, salvo che per reali esigenze. Restano invece chiusi i bar, i locali, i ristoranti, le pasticcerie, che possono comunque consegnare cibi da asporto. Potrebbero cambiare anche le regole per quanto riguarda la scuola: seconde e terze medie potrebbero riprendere le lezioni in presenza. Per le superiori, invece, resterebbe la didattica a distanza.

A far sperare in un cambiamento era stato il progressivo calo dell’indice Rt lombardo, evidenziato già martedì dall’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Giulio Gallera, come un segnale che la situazione nella regione per quanto riguarda la diffusione del coronavirus era “in miglioramento”. L’indice che descrive il tasso di contagiosità del coronavirus, aveva detto Gallera, “è passato da 2,3, quindi molto alto, quando siamo stati dichiarati Zona rossa, a essere più che dimezzato. A Milano siamo sotto l’1%, siamo a circa a 0,86”. Dati sufficienti per ipotizzare un allentamento delle misure che il governo, almeno in prima istanza, non sembrava disposto a concedere.

Abbastanza per fare insorgere Fontana che ormai da settimane, insieme al governatore del Piemonte Alberto Cirio, chiede di poter tornare in zona arancione. Anche perchè, da Palazzo Chigi erano arrivate delle aperture: “Le prime regioni entrate in zona rossa dovrebbero essere anche le prime a uscirne – aveva assicurato Roberto Speranza a metà novembre, aggiungendo però che – la situazione resta molto seria, nessuna regione italiana è in zona verde” e invitando alla “massima prudenza”.

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