Governo e capidelegazione al lavoro per nuovo Dpcm

La messa di Natale, il numero di posti a tavola per il cenone, gli spostamenti tra le Regioni, capendo come delineare il perimetro delle parentele ‘strette’. Il Governo continua a ragionare sulle misure da inserire nel Dpcm che sarà in vigore dal 4 dicembre, ma l’imperativo resta categorico: evitare la terza ondata di contagi. “E’ una realtà epidemiologica, non è una suggestione giornalistica. Per noi sarebbe devastante economicamente e socialmente – avverte il coordinatore del Cts, Agostino Miozzo – Dobbiamo impedirla con i nostri comportamenti”.

Domani il premier riunirà i capidelegazione, mentre Francesco Boccia ha convocato Regioni, Province e Comuni, alla presenza di Roberto Speranza, Domenico Arcuri e Angelo Borrelli. Il cammino verso il nuovo Dpcm, insomma, è avviato. Anche se molto dipenderà dai dati che la cabina di regia metterà sul tavolo venerdì (in salita i dati della Basilicata, a rischio ‘zona rossa’).

Giuseppe Conte rimane sulla linea della prudenza. Anche rispetto alle proteste nate dopo il suo no all’apertura degli impianti sciistici. Luca Zaia guida il fronte del Nord. “Il tema della montagna invernale alla luce dell’apertura di Austria e Svizzera ci fa fare la figura della periferia dimenticata – attacca -. Se alla fine il Governo dovesse optare per la chiusura degli impianti di risalita, serve certezza dei ristori”. Boccia prova a rassicurare chi teme di perdere tutto: “I ristori così come sono stati garantiti per le attività chiuse oggi saranno assicurati anche alle attività che ruotano intorno al turismo invernale – dice sicuro -. Se apriamo senza limiti, le perdite di dicembre ce le ritroveremo a febbraio. Quello significherà che siamo nella terza ondata. Ed e’ nostro dovere evitare la terza ondata”.

Il premier continua il pressing perché le misure sul Natale siano di natura europea e prevede test sanitari per chi rientra dall’estero. “Non vogliamo invadere scelte di natura nazionale, ci stiamo premurando per evitare che ci siano trasferimenti transfrontalieri, evitando che nel caso si vada all’estero si possa rientrare senza nessun controllo” , dice in conferenza stampa a Palma di Maiorca. E’ “troppo presto”, viene riferito, per aver già chiaro il numero dei possibili commensali al cenone, ma chi sta sul dossier pensa si possa andare da un minimo di sei a un massimo di dieci persone, come deciso dalla Germania. La “forte raccomandazione” sarà quella di sempre: non esagerare e rispettare anche in casa le misure anti-Covid. “Questo deve diventare un Natale di intimità, se possibile un giorno ordinario, con la famiglia con cui vivi. Se allarghi devi essere molto prudente, distanziamento e mascherina in casa. E’ orribile – ammette Miozzo – però queste sono le regole per non correre rischi”.

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