Dpcm, Il presidente di Aime Agroalimentare: “Pietra tombale per milioni di imprese”

Dpcm, Il presidente di Aime Agroalimentare: “Pietra tombale per milioni di imprese”

Le parole di Marco Colombo: "E' un disastro per l'economia"

La posizione di Marco Colombo, vicepresidente di Aime e presidente di Aime Agroalimentare, sul nuovo Dpcm che impone la chiusura alle 18 delle attività dei servizi di ristorazione è molto critica. Le restrizioni porteranno a un sicuro "disastro per l'economia" e rappresenta "una pietra tombale per milioni di imprese". Il rappresentante dell'Associazione Imprenditori Europei spiega a LaPresse i motivi del suo dissenso e il suo pessimismo. Analizzando la situazione, Colombo ritiene infatti che il Paese dovrà affrontare a Natale un nuovo lockdown generalizzato.

Colombo quali sono le criticità del nuovo Dpcm?

Il decreto dello scorso 24 ottobre ha colpito le imprese in modo settoriale. Alcune categorie sono state penalizzate, mentre altre non hanno subito alcuna restrizione. Questo porta a far sì che risulti inutile, se non dannoso, in proiezione futura. Per me è il preambolo di un lockdown generale. E' stato chiesto un sacrificio ulteriore alle categorie che meglio si sono organizzate in termini di distanziamento sociale e sanificazione in modo ingente. La penalizzazione è duplice: dal punto di vista economico (registrano il 70% in meno degli incassi) e degli investimenti ingenti che hanno dovuto affrontare.

Qual è stata la reazione del settore agroalimentare?

In qualità di presidente di categoria dico che non ci sottrarremo ai nostri doveri, ma avremmo percepito in modo più positivo una chiusura più generale di tutti i settori per 15 giorni per capire se un'operazione del genere avrebbe avuto un qualsiasi tipo di riscontro in termini di discesa della curva dei contagiati. A questo punto, sarebbe stato un dovere civile di tutti i cittadini per raggiungere obiettivo comune. Facendo così, invece, sono state penalizzate alcune categorie ma non si arriverà a nessuna soluzione. Il settore, compreso l'export, genera oltre 60 miliardi di euro di valore aggiunto. Non ci sentiamo noi gli untori, ma assolutamente siamo quelli che hanno ottemperato più di tutti alle regole.

Quale sarà, a suo parere, la situazione al termine delle misure restrittive?

Le prospettive possono essere assolutamente devastanti per la nostra economia. Al 24 novembre – a mio parere – non riscontreremo nessun beneficio e andremo verso un Natale in lockdown, proprio il periodo più ricco per tutto il settore. Sarebbe un disastro per l'economia e una pietra tombale per milioni di imprese. Vorrei essere smentito, ma se la situazione sarà questa è indubbio che un lockdown generale dovrà essere affrontato. Avremo quindi un duplice motivo per lamentarci: le perdite registrate in questo momento e quelle che saremo costretti a subire dopo.

I sussidi varati attraverso il decreto Ristori sono sufficienti?

I sussidi non esistono. I prestiti dovranno essere rimborsati e le banche fanno molta difficoltà a prevedere un'ulteriore immissione di liquidità nel nostro sistema economico, vorranno garanzie che molti di noi non saranno in grado di dare. Inoltre, molti sussidi che arriveranno a pioggia magari toccheranno società che non ne avranno diritto, come già successo.

E' stato da poco trovata una prima intesa politica sulla Pac. A lungo termine potrà essere un sostegno rilevante per il settore?

Sono convinto che qualsiasi iniezione a livello economico possa essere utile in un'ottica di medio-lungo periodo. Chiaramente non è importante quanti soldi arriveranno dalla Pac, ma come saranno investiti. Erogare a pioggia sussidi e redditi, senza che generino alcuna forma di sviluppo e crescita, non è efficace. In Italia, invece, si sarebbe dovuto procedere con sostegni mirati alle imprese, sgravando i contributi per i neo assunti, cercando di stimolare le aziende a crescere e a investire. A questo punto, forse, si sarebbero ottenuti dei risultati.

Sarà sufficiente la fine delle restrizioni imposte dal nuovo Dpcm per un ritorno alla 'normalità'?

Assolutamente no. Ma perlomeno sarà una boccata d'ossigeno. E' come per un paziente in terapia intensiva: l'unica cosa che lo tiene in vita è l'ossigeno. Le imprese rimangono pazienti gravissimi. Deve esserci un cambio di mentalità della nostra politica, che non deve pensare solo a volti ma puntare a un reale cambio di marcia, anche se a volte impopolare. Bisogna fare interventi drastici.

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