"Io e i miei amici europei che viviamo qui siamo esterefatti di quello che succede in Europa"

 L'Europa vista dalla Cina è un luogo lontano e, a oggi, sicuramente meno sicuro. I tempi in cui Wuhan fu la prima città al mondo ad essere blindata a causa della pandemia sembrano lontani un secolo. Ora nel paese della Grande Muraglia la vita è tornata a scorrere normalmente, ma sempre con una soglia di attenzione altissima. Basta un piccolo focolaio, l'ultimo in ordine di tempo nella provincia dello Xinjiang, e partono milioni di test a tappeto. Ma soprattutto è la popolazione ad avere il ruolo principale nella lotta al covid-19. Dal suo osservatorio di Shanghai, dove vive da 11 anni, ne parla con LaPresse la giornalista e imprenditrice Ambra Schillirò. "Qui la situazione è assolutamente tranquilla ma la libertà ce la siamo guadagnata", ci tiene a precisare. "La ragione principale per cui la Cina è uscita dall'emergenza risiede nella cooperazione dei suoi cittadini. Qui la gente si ricorda bene dei disastri fatti dalla Sars. A Shanghai, ad esempio, non c'è mai stato un lockdown ma io comunque mi sono chiusa per 59 giorni in casa".

 Una differenza abissale rispetto a quanto sta accadendo nel Vecchio continente. "Io e i miei amici europei che viviamo qui siamo esterefatti – spiega – capisco il dramma che molte persone stanno vivendo, ma vedo le manifestazioni di piazza e mi chiedo: a che pro? Per non parlare dei francesi che a marzo facevano i 'Puffi' contro il virus o dei nostri gilet arancioni che bruciano le mascherine". Una differenza di consapevolezza della situazione davvero abissale: "Se in Europa la gente non capisce che c'è una pandemia purtroppo per voi sarà un lunghissimo inverno", racconta ancora. Un modo di approcciare il covid-19 completamente diverso che Schillirò nota quando si imbatte nei commenti social di alcuni conoscenti italiani. "Qualcuno scrive che in Cina se non obbediamo ci arrestano e che c'è un regime dittatoriale. Quando rispondo che a Shanghai non siamo mai stati in lockdown la gente non ci crede, dice che stiamo mentendo".

 In attesa di soluzioni scientifiche che possano essere risolutive, "la Sinovac – spiega ancora – in attesa dell'approvazione ha comunque aperto delle liste di attesa per il vaccino riservate ad alcune categorie di persone", è stato proprio il patto fra governo e cittadini a fare la differenza. "In questo momento non c'è luogo al mondo più sicuro della Cina, ma era così anche quando hanno chiuso Wuhan", dichiara Schillirò. "Magari sono partiti in ritardo, magari hanno nascosto qualcosa ma sapevo che avrebbero recuperato subito prendendo la situazione in mano. Qui non è il governo che dà la caccia al virus chiedendo ai cittadini di stare a casa, è la popolazione a farlo tramite i suoi comportamenti".

 La parola d'ordine resta flessibilità. "Direi che al momento a Shanghai le persone che indossano abitualmente la mascherina sono il 30%, ma questa mattina ci è arrivato un messaggio del comune relativo ad alcune zone della Cina dove ci sono stati dei focolai e sono certa che già questa sera in giro ci saranno più persone che la porteranno". Ma nessuna si priverà di una cena al ristorante, una bevuta con gli amici e, perché no, anche quattro salti in discoteca.
 

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