Il medico: "In questi mesi non si è fatto abbastanza per fermare la pandemia"

“Mandare messaggi dicendo che avremo il faccino fra uno o due mesi sicuramente intercetta le aspettative di tutti quanti, ma lo vedo piuttosto irrealistico”. È quanto ha dichiarato Andrea Crisanti, ordinario di microbiologia all'Università di Padova. “Forse fra due mesi qualcuno dirà che abbiamo un vaccino, ma tra dirlo e fare uno studio pilota e poi distribuirlo passano tanti mesi”, ha ha spiegato il medico, accademico e divulgatore scientifico.

“La situazione è sicuramente molto preoccupante, lo dicono i numeri", ha sottolineato Crisanti. "Anche retrospettivamente guardando a come stavamo a fine giugno e luglio, quando avevamo 150 casi, sicuramente i numeri di oggi dimostrano che non si è fatto abbastanza per consolidare questi risultati. A questo punto rimangono le solite misure restrittive, che speriamo riducano i contagi e che non si arrivi a misure estreme di lockdown”.

"Rimane sempre il problema di come consolidare i guadagni fatti riducendo la trasmissione. Una volta ridotta la trasmissione, supponendo di tornare ad avere pochi casi al giorno, quali strumenti abbiamo per tenerli bassi? Altrimenti si continua con questa altalena che è distruttiva per la qualità della vita che per l’economia”, ha aggiunto.

Per il medico serve un sistema di sorveglianza nazionale omogeneo. “È un problema che si sconfigge sul territorio. Bisogna creare una rete di controllo e di tracciamento sul territorio che permetta di bloccare le catene di trasmissione, altrimenti non se ne esce. Questa rete – ha spiegato – se c’è sicuramente non è sufficiente e già diverse Regioni hanno ammesso di non essere in grado di fare nessun tracciamento e di non essere in grado di bloccare la trasmissione, questo è il vero problema. Supponiamo di controllare questa ondata in quattro o sei settimane nella migliore delle ipotesti e se tutto funziona, e poi cosa facciamo? Rimuoviamo le restrizioni e i contagi ripartono? Questa catena si rompe soltanto creando un sistema di sorveglianza nazionale omogeneo in gradi di tracciare i contatti che permetta di isolare in maniera sistematica i contagiati”.

Infine la polemica con il direttore generale aggiunto dell’Oms Ranieri Guerra, il quale ha dichiarato che non è con l'intensificazione dei tamponi che si risolve il problema. “Bisogna chiedere a Ranieri Guerra che soluzione ha lui per bloccare la trasmissione? Ci sono esempi estremamente virtuosi che hanno dimostrato che l’intensificazione dei tamponi funziona, come la Corea del Sud, il Giappone, Taiwan e anche l’Australia e la Nuova Zelanda, non volendo includere la Cina. In queste nazioni ha funzionato”, ha detto Crisanti, “Il dottor Guerra è anche la persona che all’inizio dell’epidemia ha detto che gli asintomatici non esistevano. Le persone dovrebbero un attimo riflettere prima di parlare”.

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