La miglior stagione in carriera di Dimarco e Calhanoglu, la garanzia Lautaro, l’ottimo impatto di Akanji. Queste le pagelle dei giocatori dell’Inter campione d’Italia.
- Yann Sommer, 7: All’ultimo valzer in nerazzurro riesce a cucirsi lo scudetto sul petto. Non possiede più l’esplosività dei giorni migliori, ma resta un portiere affidabile.
- Josep Martinez, 6.5: Stagione non facile per il giovane portiere indagato per omicidio stradale dopo aver investito un uomo di 81 anni che si stava spostando su una carrozzina elettrica. Chivu gli ha dato fiducia soprattutto in Coppa Italia, lui ha risposto presente candidandosi per un ruolo da protagonista nel futuro.
- Denzel Dumfries, 8.5: C’è un’Inter con lui e un’Inter senza di lui. Padrone della fascia destra, non è un caso che i nerazzurri siano andati in sofferenza nei mesi in cui è mancato.
- Stefan De Vrij, 6.5: Poche apparizioni, quasi sempre sinonimo di garanzia.
- Francesco Acerbi, 7: Passano gli anni e cambiano gli allenatori, ma nessuno rinuncia per davvero a lui. Saluterà in estate nel miglior modo possibile dopo esser stato protagonista di un lungo ciclo di successo in nerazzurro.
- Manuel Akanji, 8: Si è calato alla perfezione da subito nella nuova realtà imponendosi come uno dei migliori difensori del campionato. Leader silenzioso, ha dato solidità e sicurezze a un reparto che con il suo arrivo è rimasto uno dei punti di forza della squadra.
- Carlos Augusto, 7: Con il Dimarco versione extralusso di quest’anno non era semplice ritagliarsi uno spazio. L’ex Monza ci è riuscito, fornendo un contributo prezioso nei momenti in cui il titolare designato ha dovuto rifiatare.
- Yann-Aurel Bisseck, 7: Ci si aspettava il grande salto dal gigante tedesco, arrivato solo in parte. I mezzi fisici sono enormi, ma la sua crescita pare essersi un po’ arrestata. In estate il bivio: plusvalenza per alimentare il mercato o permanenza sperando nella definitiva consacrazione?
- Federico Dimarco, 9: Miglior stagione della carriera, sette gol a referto e doppia cifra in termini di assist ne fanno l’esterno più determinante del campionato. Insostituibile.
- Matteo Darmian, 6: Annata ai margini per il tuttofare nerazzurro, scavalcato nelle gerarchie e ormai ai titoli di coda all’Inter.
- Alessandro Bastoni, 7.5: Annata segnata dallo spartiacque della simulazione in Inter-Juventus, che gli ha tolto serenità e fiducia per chiudere in bellezza la stagione. Con l’aggravante dell’espulsione in Bosnia costata caro all’Italia, che non può non averne condizionato testa e gambe. La sensazione è che la sua avventura all’Inter sia agli sgoccioli, dato che all’estero gli estimatori non mancano.
- Piotr Zielinsk, 8: Rigenerato dall’arrivo di Chivu, si è rivisto il giocatore ammirato per anni a Napoli. Uomo dai gol pesanti (come contro la Juve) e centrocampista eclettico, eccellente sia come mezz’ala di inserimento che come giocatore di costruzione.
- Petar Sucic, 7.5: Ottimo impatto con il mondo nerazzurro per il giovane centrocampista croato, che ha trovato subito la giusta sintonia con il calcio italiano, facendosi trovare pronto quando chiamato in causa. Ampi margini di miglioramento, sarà tra i protagonisti del nuovo ciclo. Con uno scudetto in più sul petto.
- Luis Henrique, 7: Ci si aspettava qualcosa in più dal brasiliano arrivato in pompa magna dal Marsiglia. Vero che rimpiazzare degnamente Dumfries non era impresa semplice, ma ha spesso dato l’impressione di non essersi inserito del tutto nei meccanismi di squadra. Rimandato.
- Davide Frattesi, 6.5: Il jolly offensivo tanto caro a Inzaghi è finito fuori dal mazzo. Si è parlato di lui più per questioni di mercato che per il rendimento in campo, che ha visto poco.
- Andy Diouf, 6.5: Arrivato negli ultimi giorni di agosto, ha faticato a trovare spazio in particolare nei primi mesi. Talento tutto da scoprire, ma un pezzo di tricolore è anche suo.
- Hakan Calhanoglu, 9: Sembrava dovesse andar via in estate, è rimasto e ha fatto tutta la differenza del mondo nella corsa verso lo scudetto. Regista pensante con numeri da attaccante, la doppia cifra di gol raggiunta fotografa solo in parte il contributo offerto alla squadra. Indispensabile.
- Henrikh Mkhitaryan, 7: Ripetere l’annata passata era impensabile, il contatore dei chilometri in giro per il campo non mente e ha chiesto il conto al 37enne armeno. Che da gran professionista si è sempre applicato nonostante l’agguerrita concorrenza a centrocampo.
- Nicolò Barella, 7.5: Anima e cuore dell’Inter, veterano e leader di un gruppo in fase di ricostruzione. Nonostante le tante e valide alternative in mezzo al campo, Chivu non lo ha mai messo in discussione. E lui, soprattutto nel 2026, ha alzato il livello delle performance in campo.
- Marcus Thuram, 7.5: È sbocciato in primavera dopo un inverno trascorso in letargo, condizionato anche da qualche problema fisico di troppo. Meno prolifico di altri anni, l’intesa con Lautaro rimane comunque uno degli assi portanti dei trionfi nerazzurri.
- Lautaro Martinez, 9: Il capitano si è caricato il gruppo sulle spalle dopo le delusioni della passata stagione e si è mosso da vero leader. Capocannoniere del campionato, già capace di segnare 20 gol nonostante un paio di stop stagionali. Presenza fondamentale sia in termini realizzativi che di spirito per i compagni.
- Ange-Yoan Bonny, 7: Partenza sprint, non ha fatto rimpiangere Thuram quando Chivu lo ha chiamato in causa, anche con la pressione addosso di giocare dal 1′. L’ex attaccante del Parma ha poi perso ritmo ed entusiasmo sulla distanza, ma l’impatto resta positivo.
- Pio Esposito, 7.5: In pochi mesi si è preso tutto: maglia della nazionale e titolarità con l’Inter in virtù degli infortuni che a turno hanno messo fuori causa Thuram e Lautaro. Il futuro è suo, i numeri e l’impatto sulla squadra sono destinati a crescere per un giovane che solo dodici mesi fa giocava in Serie B, a La Spezia.
- All. Cristian Chivu, 8: Fare centro al primo colpo non è mai facile, soprattutto se gli avversari si chiamano Antonio Conte e Max Allegri. Ha perso qualche scontro diretto di troppo, ma non ha mai sbagliato le partite da vincere, gestendo l’inevitabile pressione che accompagna chi si siede su una delle panchine più ambite d’Italia. Adesso inizia il difficile, ma ha dimostrato di saper stare a questi livelli smentendo critici e scettici.

