Un ‘esercito’ di quasi 33mila fischietti, anche se solo 42 di loro rientrano nella Can, la Commissione arbitri Nazionale da cui escono i direttori di gara delle partite di Serie A e Serie B. Ad oggi gli associati dell’Aia, l’Associazione Italiana arbitri finita nel caos dopo l’inibizione del presidente Antonio Zappi e l’autosospensione del designatore Gianluca Rocchi, indagato dalla Procura di Milano per concorso in frode sportiva, oscillano tra i 32mila e i 33mila elementi (30797 uomini e 2193 donne), quota superata ufficialmente nel giugno 2024 come non accadeva dal 2016, in un periodo di difficoltà in cui l’Aia è scesa anche sotto quota 28mila.
Una crescita legata all’introduzione della norma del doppio tesseramento, che consente a giovani calciatori e calciatrici dai 14 ai 19 anni di età di diventare arbitri pur continuando a giocare nelle proprie società, e all’incremento della base femminile, che da un paio di anni si attesta attorno al 7%. Eterogenea anche la componente geografica: due anni fa erano oltre 1500 i ragazzi e ragazze provenienti da 114 Paesi diversi, in rappresentanza di 114 Paesi diversi.
Come si diventa arbitro?
Ma come si diventa arbitro? Per prima cosa è necessario svolgere un corso, gratuito, organizzato dall’Aia, aperto dai 14 fino ai 40 anni di età. Il percorso, della durata di circa due mesi con incontri bisettimanali, insegna le regole del gioco del calcio, culmina con un esame teorico e garantisce il tesseramento Figc, la divisa ufficiale e l’accesso gratuito agli stadi.
L’associazione è ben radicata sul territorio, con 206 sezioni complessive in tutta Italia. A quel punto è possibile fare le prime esperienze sul campo, partendo dalle categorie giovanili, inizialmente sotto l’ala di un tutor. Per ogni partita arbitrata è previsto un rimborso spese, a partire da 36 euro, cifra che sale a seconda della categoria e della distanza.
Quanto guadagna un arbitro
Per la maggioranza dei ‘fischietti‘ il mondo arbitrale resta una passione, per i più bravi e capaci di loro arriva a diventare un lavoro. In Italia dirigere un match di Serie A vale 4000 euro lordi, cifra che scende a 1700 per il Var e 800 per l’Avar, mentre gli assistenti arrivano a 1400. Scendendo alla Serie B il compenso è di 2000 euro per il direttore di gara, 600 per l’assistente, 800 per chi si trova al Var e 400 per l’Avar. Chi arriva alla Can di A e di B oltre al ‘gettone’ e il rimborso spese prende anche un fisso, che oscilla da 30mila ai 90mila euro (per i fischietti internazionali). Per chi arbitra in Europa le cifre sono ancora più alte: una partita di Champions League parte da un minimo di 6000 euro per una sfida a eliminazione diretta arrivando a un bonus di 10mila euro per la finale.

