Dai calciatori in attività ai grandi ex, fino a dirigenti e tifosi più o meno vip: è un coro quasi unanime di no contro la Superlega, il progetto lanciato da 12 club tra cui Juventus, Milan e Inter per creare un campionato ristretto senza i tradizionali criteri meritocratici di partecipazione

Dai calciatori in attività ai grandi ex, fino a dirigenti e tifosi più o meno vip: è un coro quasi unanime di no contro la Superlega, il progetto lanciato da 12 club tra cui Juventus, Milan e Inter per creare un campionato ristretto senza i tradizionali criteri meritocratici di partecipazione. Sono proprio gli atleti quelli da cui si aspettava una presa di posizione, perchè quelli tesserati per i club aderenti alla Superlega rischiano pesanti conseguenze fino a essere banditi da competizioni come i Mondiali o gli Europei di calcio. “Con questa competizione uccidiamo i tifosi e il sogno dei tifosi dei club minori di poter competere contro quelli più grandi. Abbiamo ucciso il calcio“, ha scritto sui social il centrocampista della Lazio Luis Alberto. “I bambini crescono sognando di vincere la Coppa del Mondo e la Champions League, non una Super League. Il divertimento del big match è che avvenga solo una o due volte all’anno, non ogni settimana”, ha detto il trequartista del Fenerbache, Mesut Ozil. “I sogni non possono essere comprati”, ha twittato Bruno Fernandes del Manchester Utd (uno dei club della Superlega). “Mi sono innamorato del calcio popolare, del tifoso, del sogno di vedere la squadra del mio cuore sfidare i club più grandi. Se questa Super League va oltre – ha scritto Ander Herrera del Psg – questi sogni sono morti, insieme alle illusioni dei tifosi di squadre che non sono giganti del calcio”.

Duri i commenti anche di alcuni dei dirigenti più importanti del nostro calcio. “Le squadre che aderiscono al progetto hanno una grande responsabilità di uccidere il nostro campionato nazionale”, ha detto l’ad del Sassuolo Giovanni Carnevali. “Stanno uccidendo il calcio. Uno sport popolare che si gioca in strada prima di tutto. Questa vicenda mi fa schifo, è un ritorno al feudalesimo”, ha detto Walter Sabatini, direttore dell’area tecnica del Bologna. “Davanti c’è il baratro, il calcio rischia di fare una brutta fine, perchè è in brutte mani”, ha tuonato Renzo Uliveiri, presidente dell’Aiac (Assoallenatori), a LaPresse. “Non sono d’accordo, lo sport non è solo business. E’ tante altre cose. Si dicono tutte belle parole, le raccontano anche quelli che vogliono fare la Superlega. Cosa mi aspetto? Non mi aspetto più niente, ognuno intanto fa quello che vuole”, ha replicato sempre a LaPresse l’ex campione del Mondo Marco Tardelli. L’ex numero 1 della FIGC Carlo Tavecchio ha invece sottolineato: “Io non credo che si possa arrivare alla nascita di una Superlega. Non è una cosa semplice ribaltare un sistema consolidato come quello del calcio”. Secondo Tavecchio “motivi di natura economica hanno indotto queste società, molto indebitate per una politica non certo volta al risparmio, a trovare una soluzione ottimale per uscire da questa tragedia”. Altro dirigente navigato, Gianni Petrucci ricorda come ha affrontato la FIP da lui preceduta la nascita dell’Eurolega. “Leggo grandi dichiarazioni, ma guardando a quello che è successo con il basket la Superlega si può fare. Da noi si è fatto e le regole europee sono le stesse. Sono triste ma molto realista”, ha detto Petrucci. “Anche noi abbiamo combattuto, ma come si fa a fermare club come Real Madrid o Barcellona che non a caso sono presenti anche nell’Eurolega. Come si fa a fermare la Milano di Armani nel basket o la Juventus nel calcio”, ha aggiunto. “Noi come basket non siamo riusciti a fermarli perchè non ci sono leggi che ci tutelano”, ha detto Petrucci. “Rinnegati e secessionisti dovrebbero essere trattati come tali: Senza pietà! Mi chiedo inoltre come faranno con le regole del calcio; la FIFA esiste da 116 anni, chiunque può svegliarsi e decidere di copiare qualcosa che è stato creato e modificato nei decenni senza conseguenza alcuna?”, ha tuonato l’ex presidente della Sampdoria Enrico Mantovani. “Ci sono sicuramente degli elementi di fascino nel progetto ma umiliano quell’idea di campanile che sta alla base del tifo che vede la gente attaccata alle proprie piccole realtà locali e l’auspicio che le piccole squadre possano pur sempre competere con le grandi”, ha dichiarato invece il decano degli agenti Claudio Pasqualin.

Duri i commenti anche all’estero, dove l’ex difensore del Manchester Utd Gary Neville ha detto: “E’ una vergogna assoluta. È pura avidità. Sono impostori. I proprietari del Manchester United, i proprietari del Liverpool, i proprietari del Chelsea, i proprietari del Manchester City, non hanno nulla a che fare con il calcio in questo paese”. “I fan di tutto il mondo adorano la competizione della Champions così com’è. Ai tempi dello United abbiamo giocato quattro finali di Champions League ed erano sempre le serate più speciali. Parlare di una Superlega è allontanarsi dai 70 anni di calcio europeo per club”, ha aggiunto il leggendario allenatore Sir Alex Ferguson. “Siamo tutti convinti che il calcio non sia solo per le squadre più ricche, che poi non riescono a battere nemmeno la più piccola e povera Atalanta”, ha detto invece Zbigniew Boniek, ex giocatore di Juve e Roma e attuale presidente della Federcalcio polacca. “Nessuno se lo aspettava, abbiamo lavorato insieme al nuovo format della Champions e lo hanno anche votato. Si entra in una situazione difficile e agitata, dove ci saranno solo perdenti e non ci saranno vincitori”, ha aggiunto. “Noi siamo europei e non abbiamo la mentalità americana di far divertite solo poche squadre”, ha concluso.

Tra tanti no c’è anche una voce favorevole, a sorpresa è quella del grande Sandro Mazzola. “E’ un progetto valido e interessante. Bisogna andare avanti e vedere cose nuove. Si deve cambiare altrimenti poi la gente si stanca con sempre le stesse cose e vuole novità. I piccoli club? Bisogna trovare per loro qualcosa. Una serie A1? Sì, può essere”, ha dichiarato a LaPresse l’ex stella dell’Inter e della Nazionale. Con uno sguardo più lucido, infine, un altro veterano del mondo del calcio Franco Carraro ha sottolineato: “Io la considero una provocazione. Le tradizioni sono importanti, i campionati devono qualificare alle competizioni sotto l’egida di Fifa e Uefa, ma non si deve dimenticare che ai Mondiali il 75% dei giocatori provengono da quei club che vogliono dare vita alla Superlega”. “Io credo che una soluzione si troverà, i voti si contano ma si devono anche pesare”, ha aggiunto. “UEFA e FIFA devono tenere in considerazione e rispettare i grandi club che sono in crisi a causa della pandemia e dei loro errori”, ha concluso Carraro.

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