Il tecnico azzurro affronterà il suo grande amico Pirlo: "Eravamo come Bud Spencer e Terence Hill"

Mai dare la Juve in crisi. Più che un avvertimento un mantra da ripetersi fino alla noia. Rino Gattuso, da grande navigatore del pianeta calcio, sa bene quanto siano pericolose le trappole bianconere disseminate da una Signora ferita dopo il ko con l’Inter. E mai come questa volta ne avverte i rischi. Il suo Napoli, arrivato all’appuntamento della Supercoppa con il vento psicologico in poppa grazie ai sei gol rifilati alla Fiorentina, sogna di regalare alla propria tifoseria il trofeo che potrebbe segnare la svolta per il club a caccia di conferme e di una identità vincente perché finali come queste a detta del tecnico “ti fanno alzare l’asticella”. Per questo ha subito provato a resettare quanto accaduto nell’ultima giornata di campionato mettendo in guardia la sua squadra: “La Juve non deve mai sentire l’odore del sangue. Quando giochi contro di lei affronti una squadra che ha una grandissima mentalità. Sono giocatori preparati a grandi livelli, non sentono a pressioni particolari e sanno gestire ogni situazione”. Gattuso si ricorda bene quella notte di metà giugno quando trascinato da Insigne il Napoli sconfisse la Juventus nella finale di Coppa Italia aprendo le porte per l’esonero di Maurizio Sarri. “Ma le cose sono cambiate in 6 mesi. Noi abbiamo una maggiore identità, così come qualcosa è cambiato anche a loro. Domani è un’altra finale, c’è poco altro da aggiungere. Ti può dare una botta di adrenalina e far alzare l’asticella. Arrivasse una sconfitta, dovremmo essere bravi a rialzarci perché si gioca ogni tre giorni”.

Testa bassa dunque, umiltà e soprattutto rispetto verso la Signora e verso il suo compagno di mille battaglie, Andrea Pirlo. “E’ un amico e un grande compagno. Con lui al fianco ho vinto tutto quello che potevo vincere sia in Nazionale che nel Milan. Abbiamo un ottimo rapporto e ovviamente spero domani di dargli un dispiacere. Vinca il migliore, ma resteremo sempre grandi amici. Eravamo come Bud Spencer e Terence Hill. Quando eravamo compagni di squadra mi faceva sempre gli scherzi, ma ha preso più schiaffi da me che da suo padre”, ha dichiarato con il sorriso Gattuso. Facce da film, per una partita che il presidente Aurelio De Laurentiis aveva cercato di posticipare alimentando altri attriti dopo il caso Asl. Proprio per questo Juve-Napoli è anche una sfida che rischia di valere doppio ma Gattuso spegne ogni possibile ulteriore polemica: “Non dobbiamo parlare così, già è sentita come partita. Da parte nostra c’è stata buonafede, abbiamo rispettato le regole e siamo stati bloccati dal’Asl. Da parte mia e dei mie giocatori c’è grande rispetto per la Juve, una grande società composta da persone per bene che ha scritto la storia del calcio. Le chiacchiere le lasciamo agli altri, domani è una finale e abbiamo grande rispetto”, ha spiegato. Quanto alla formazione in attacco possibile chance dal primo minuto per Mertens anche se le condizioni dell’attaccante belga saranno valutate nel corso delle prossime ore. “Dries merita tantissimi complimenti perché sta stringendo i denti, non è al cento per cento, si allena sul dolore e bisogna ringraziarlo. Se ci sarà bisogno ci darà una mano”, ha dichiarato il tecnico. Possibile il forfait anche di Petagna che ha rimediato una contusione al polpaccio ma l’ex spallino è stato convocato. Non è escluso che Gattuso possa utilizzare come finto nove Lozano. “Servirà una gara attenta bisogna guardarsi negli occhi e stare concentrati. Sono sfide che si preparano da sole ed è inutile caricare la tensione”, ha concluso Rino. Quella di domani sera, al Mapei Stadium di Reggio Emilia, sarà la quarta sfida tra Napoli e Juventus nella Supercoppa. Nell’ultimo decennio si sono contesi due volte il trofeo, l’ultima a Doha, nel 2014. Con vittoria dei partenopei ai rigori. Napoli sogna un’altra notte così.

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