Roma, 1 ott. (LaPresse) – I ricordi della sua infanzia, la sua “insegnate comunista” uccisa dal regime ma soprattutto una ‘critica’ nei confronti della Curia “troppo vaticano-centrica” e quell’appello ad aprirsi al nuovo, continuare nel solco del Concilio e sgomberare il campo da fanatismi e idolatrie. C’è tutto questo nella lunga conversazione che Papa Francesco ha avuto con Eugenio Scalfari pubblicato oggi nella pagine del quotidiano La Repubblica.

Il colloquio inizia con la visione del mondo di Bergoglio quando traccia “i mali del mondo”. “I più gravi dei mali che affliggono il mondo – dice l’argentino – in questi anni sono la disoccupazione dei giovani e la solitudine in cui vengono lasciati i vecchi. I vecchi hanno bisogno di cure e di compagnia; i giovani di lavoro e di speranza, ma non hanno né l’uno né l’altra, e il guaio è che non li cercano più. Sono stati schiacciati sul presente. Mi dica lei: si può vivere schiacciati sul presente? Senza memoria del passato e senza il desiderio di proiettarsi nel futuro costruendo un progetto, un avvenire, una famiglia? È possibile continuare così? Questo, secondo me, è il problema più urgente che la Chiesa ha di fronte a sé”.

Il Pontefice tocca alcuni tra i principali argomenti di dibattito tra credenti e non credenti, sottolineando in particolare che “il proselitismo è una solenne sciocchezza, non ha senso. Bisogna conoscersi, ascoltarsi e far crescere la conoscenza del mondo che ci circonda. A me capita che dopo un incontro ho voglia di fame un altro perché nascono nuove idee e si scoprono nuovi bisogni. Questo è importante: conoscersi, ascoltarsi, ampliare la cerchia dei pensieri. Il mondo è percorso da strade che riavvicinano e allontanano, ma l’importante è che portino verso il Bene”.

Bergoglio poi, spiazza il suo interlocutore, sostenendolo nel disagio nei confronti del ‘clericalismo’. “Quando ho di fronte un clericale – dice – divento anticlericale di botto. Il clericalismo non dovrebbe avere niente a che vedere con il cristianesimo. San Paolo che fu il primo a parlare ai gentili, ai pagani, ai credenti di altre religioni, fu il primo ad insegnarcelo”. Al Papa poi non piaccione alcune parole come “narcisismo”. “Indica un amore smodato verso se stessi e questo non va bene, può produrre danni gravi non solo all’anima di chi ne è affetto ma anche nel rapporto con gli altri, con la società in cui vive. Il vero guaio è che i più colpiti da questo che in realtà è una sorta di disturbo mentale sono persone che hanno molto potere”.

Il pontefice, nel lungo colloqui con Scalfari, punta inoltre l’indice contro quella parte della curia che definisce “Vaticano-centrica”. Ovvero che “vede e cura gli interessi del Vaticano, che sono ancora, in gran parte, interessi temporali. Questa visione Vaticano-centrica trascura il mondo che ci circonda. Non condivido questa visione e farò di tutto per cambiarla. La Chiesa è o deve tornare ad essere una comunità del popolo di Dio e i presbiteri, i parroci, i vescovi con cura d’anime, sono al servizio del popolo di Dio. La Chiesa è questo, una parola non a caso diversa dalla Santa Sede che ha una sua funzione importante ma è al servizio della Chiesa. Io non avrei potuto avere la piena fede in Dio e nel suo Figlio se non mi fossi formato nella Chiesa e ho avuto la fortuna di trovarmi, in Argentina, in una comunità senza la quale non avrei preso coscienza di me e della mia fede” Francesco spiega inoltre che “la Chiesa non si occuperà di politica”.

“Le istituzioni politiche sono laiche per definizione e operano in sfere indipendenti. Questo l’hanno detto tutti i miei predecessori, almeno da molti anni in qua, sia pure con accenti diversi. Io credo che i cattolici impegnati nella politica hanno dentro di loro i valori della religione ma una loro matura coscienza e competenza per attuarli. La Chiesa non andrà mai oltre il compito di esprimere e diffondere i suoi valori, almeno fin quando io sarò qui”. Poi alcuni temi a lui cari come quello dell’importanza della donna nella Chiesa. E infatti in un passaggio sottolinea: “Parleremo anche del ruolo delle donne nella Chiesa. Le ricordo che la Chiesa è femminile”. Infine la stoccata ormai consueta al consumismo e al liberismo senza regole: “Il liberismo selvaggio – osserva – non fa che rendere i forti più forti, i deboli più deboli e gli esclusi più esclusi”.

“Ci vuole grande libertà, nessuna discriminazione, non demagogia e molto amore”. Soprattutto, per il Papa, “ci vogliono regole di comportamento e anche, se fosse necessario, interventi diretti dello Stato, per correggere le disuguaglianze più intollerabili”.

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