Giovedì 04 Febbraio 2016 - 14:00

Milano, Sala: Portare linee metropolitane fuori città

Una carriera da manager di grandi gruppi, come Pirelli e Telecom. Consulente di banche e poi dirigente nel settore pubblico con l'incarico di direttore generale del comune di Milano con la giunta Moratti.

 Giuseppe Sala

Una carriera da manager di grandi gruppi, come Pirelli e Telecom. Consulente di banche e poi dirigente nel settore pubblico con l'incarico di direttore generale del comune di Milano con la giunta Moratti. Fino al successo di Expo. Giuseppe Sala è un candidato che, con la sua risolutezza e il suo aplomb, piace sia al centrosinistra - è il candidato preferito di diversi ministri e di Palazzo Chigi, anche se Renzi ufficialmente non si è sbilanciato - che ai moderati.

Lo smog a Milano è ormai diventato una vera e propria emergenza. Come fare per sconfiggerla?

Credo che sia una questione da affrontare a livello di città metropolitana. Il tema non è l'allargamento dell'Area C, ma il fatto che oggi entrano a Milano circa 500mila auto private al giorno. La soluzione potrebbe essere quindi quella di portare le metropolitane fuori città, in particolare la M5 verso Monza e al M4, quando sarà ultimata, verso la Paullese. In secondo luogo è arrivato il momento di lavorare un po' più seriamente sulla questione delle caldaie. Il pubblico, sfruttando il meccanismo delle compensazioni, è più avanti rispetto ai privati. Ci sono però buone notizie sul fronte della finanziabilità dei nuovi impianti che il ministro Delrio mi confermava essere ormai intorno al 60%. Parlerò con il sistema bancario per ottenere anche la finanziabilità del residuo.

Un altro tema caldo è quello delle periferie, per le quali molto resta da fare. Se dovesse vincere le primarie ed essere eletto sindaco, lei cosa farà?

Lavorerò su tre fronti. Il primo è ovviamente quello delle case popolari, che implica anche la necessità di trovare risorse finanziarie, discutendo anche con la Regione, perché gli immmobili sono in parte del Comune di Milano e in parte di Aler (la società di Regione Lombardia che gestisce le case popolari, ndr). La seconda questione riguarda la sicurezza. È necessario che le forze di polizia siano presenti, fondamentale è l'uso delle telecamere, ma anche rendere le periferie più vive. Tra le proposte, c'è quella di concedere gli spazi del Comune con affitti simbolici a chi è disposto ad andare in periferia e aprire una piccola bottega, un'attività di volontariato o una start up. Tre luci accese di sera in una via decentrata contribuiscono molto più alla sicurezza di Milano di un vigile al semaforo.

Con Expo le energie culturali della città si sono riattivate. Cosa di può fare per evitare che questo fermento si spenga?

Il vantaggio di Expo è stato che oltre ad avere un'offerta culturale, aveva anche un grande pubblico naturale. Adesso bisogna aiutare a promuovere la cultura italiana all'estero. Non è necessario avere nuovi luoghi della cultura, bastano quelli esistenti. Sul fronte della promozione, invece, il Comune di Milano può fare di più. A questo aggiungerei l'attività di raccolta fondi, nella quale il Comune può senz'altro dare una mano.

La ripresa in Italia pare aver ingranato la marcia, ma gli effetti sul mondo del lavoro stentano a frasi sentire. Il futuro sindaco di Milano che cosa potrebbe fare?

Non è una delega di stretta competenza del Comune di Milano, ma certamente molto si può fare. La riforma della macchina amministrativa aiuterebbe molto. Oggi nuove attività, eventi si bloccano e muoiono perché i tempi per le autorizzazioni sono molto lunghi. Come ho detto più volte, lavorare sulle start up giovanili è un'opportunità. Probabilmente non servono nemmeno moltissimi soldi, perché se il Comune apre la strada, le imprese in ambito tecnologico, nella moda e nel design potrebbero fare la loro parte.

Il prossimo sindaco sarà anche quello che dovrà gestire il post Expo. Lei ha guidato con molta efficacia la manifestazione, cosa ritiene si possa fare per il dopo?

L'iniziativa affidata all'istituto di tecnologia di Genova va bene, al dilà che vadano coinvolte anche le università milanesi, ma riguarda solo 70mila metri quadrati. Ricordiamo che l'area è di 1 milione e metà rimarrà verde. Se non verrà realizzato il campus universitario, allora sì che ci sarà un problema. Nell'ultimo periodo come amministratore delegato di Expo, però, mi sono occupato soprattutto dello smantellamento dei padiglioni. Lasciamo passare le primarie e tornerò ad occuparmi pienamente anche del post Expo.

Scritto da 
  • Benedetta Dalla Rovere
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