I rapporti tra Italia e Stati Uniti sul fronte del pharma sono particolarmente delicati, tra Most Favoured Nation, dazi e gli ultimi contrasti politici. “Lo sono davvero: se avessimo potuto fare due copertine di ‘Healthcare Policy’, oltre alla rivoluzione dell’AI ne avremmo dedicata una proprio alla Most Favoured Nation”. A dirlo a LaSalute di LaPresse è Ilaria Donatio, direttrice di ‘Healthcare Policy’, che dedica il ‘suo’ primo numero della rivista alla sanità aumentata con l’AI, ma analizza anche con attenzione – attraverso la ‘lente’ di un esperto come Guido Rasi, già direttore esecutivo Ema – i possibili impatti della Most Favoured Nation per la farmaceutica europea e italiana. Al centro della riflessione, una politica commerciale, fortemente voluta da Donald Trump, che impone alle aziende farmaceutiche di vendere negli Usa al prezzo più basso praticato in un panel di Paesi di riferimento (tra cui l’Italia). Ma se l’ordine esecutivo della Mfn “nasce come pressione politica dell’esecutivo americano, adesso è stato istituzionalizzato: Camera e Senato l’hanno condiviso, rinforzano la linea della Casa Bianca”, segnala Donatio, ricordando la lettera dei senatori sulla Mfn datata 16 giugno. Dopo questo passaggio l’amministrazione americana ha avviato un’indagine formale sulle politiche di rimborso e determinazione dei prezzi adottate dalla Germania, sostenendo che il sistema tedesco trasferisca sugli Stati Uniti una quota eccessiva dei costi globali della ricerca e sviluppo farmaceutica. Il messaggio è chiaro: “Gli Stati Uniti non vogliono più finanziare l’innovazione globale come è stato implicitamente finora”, chiarisce la direttrice. Insomma, nonostante la Corte Suprema degli Stati Uniti abbia recentemente sancito l’illegittimità dei dazi reciproci introdotti da Trump nel corso del 2025, la clausola della nazione più favorita (Most favored nation, Mfn) resta e si consolida. Se nel testo dei senatori vengono citati espressamente Germania e Giappone, si allude anche ad “altri Paesi ad alto reddito” che continuerebbero a mantenere politiche non coerenti con l’obiettivo dell’Amministrazione Trump, secondo cui i partner commerciali degli Stati Uniti devono contribuire in modo equo all’innovazione farmaceutica. Se l’iniziativa annunciata dall’U.S. Trade Representative (USTR), l’agenzia federale responsabile della politica commerciale statunitense, per il momento non riguarda l’Italia, per la direttrice di ‘Healthcare Policy’ non c’è dubbio che questo sia un messaggio chiaro per l’Europa. E il nostro Paese? “È all’interno di un sistema europeo che deve interrogarsi e capire come rendere sostenibile l’innovazione e la ricerca. Questo è il tema della Most Favoured Nation: non semplicemente una questione di prezzi più bassi, ma di come rendere sostenibile la ricerca e l’innovazione”, conclude.
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