8 marzo, Non una di meno: "Scioperiamo per lavoro invisibile e vite precarie"

“L’8 marzo di quest’anno è molto speciale perché segna la decima proclamazione dello sciopero transfemminista in Italia. Scioperiamo perché ancora ci troviamo a dover ribadire che tutto il lavoro, sia riproduttivo sia produttivo, che svolgiamo all’interno della società non viene assolutamente riconosciuto né valorizzato. Questo lavoro riproduttivo non riconosciuto ci pone in una posizione sempre più precaria, anche a livello lavorativo, perché spesso siamo costrette ad accettare contratti part-time o precari”. Così Benedetta Rossi di ‘Non una di meno’, intervistata nel corso del corteo a Roma per l’8 marzo. “Non solo: in questa situazione, quindi con contratti part-time e precari, lavora solo una donna su due in Italia. I dati – spiega – peggiorano sempre di più da quando è in carica il governo Meloni, nonostante le parole della nostra Presidente. Ovviamente, l’approccio delle destre globali è lo stesso che vediamo, in piccolo, anche all’interno del nostro Paese”. E ancora: “Vediamo come una destra sempre più repressiva colonizzi e saccheggi in Palestina, così come sfrutta i popoli indigeni dell’America Latina. Vediamo come, in Iran, le donne che combattevano contro un potere dittatoriale e oppressore ora dovranno forse obbedire a un nuovo colonizzatore, all’ennesimo guardiano che dirà loro cosa fare delle proprie vite. Le persone che amo, le persone trans che aspettano l’autobus alla fermata, devono avere paura di essere aggredite perché viviamo in un clima omofobo e fascista. Per questo noi scioperiamo”, conclude. Durante il corteo sono state proiettate immagini sul Colosseo ed è stato esposto uno striscione in favore dell’autodeterminazione delle donne palestinesi.