“I pazienti ricoverati in terapia intensiva: tre sono in condizioni decisamente più critiche degli altri, ma, pur nella gravità del quadro, le loro condizioni sono stabili. Riusciamo a mantenerli in una situazione in cui non c’è un pericolo di vita immediato. L’estensione delle ustioni, da sola, sarebbe già più che sufficiente per destare grande preoccupazione. Ma il combinato disposto tra l’aver respirato fumi velenosi per un periodo molto lungo e le ustioni moltiplica il problema, non lo somma. Questo è il vero problema”. A spiegarlo è Giampaolo Casella, direttore di Anestesia e Rianimazione dell’ospedale Niguarda di Milano, parlando di tre delle undici persone rimaste ferite nella tragedia di Capodanno a Crans-Montana in Svizzera e ricoverate nel nosocomio milanese. “Si naviga a vista, giorno per giorno: ogni giornata in più è un giorno guadagnato, stiamo cercando di rubare tempo”, ha proseguito Casella. “Già il fatto di essere ricoverati in terapia intensiva significa, per definizione, che possono essere in pericolo di vita”. Oggi, 6 gennaio, sono previsti nuovi interventi chirurgici sui pazienti: “Ne abbiamo in programma certamente due, forse un terzo, ma due sicuri. Sono già in corso e andremo avanti per tutto il pomeriggio e probabilmente anche in serata”. Sulle condizioni dei due italiani ancora ricoverati in Svizzera perché non trasportabili: “Siamo in attesa di notizie dai colleghi svizzeri, che fra l’altro sono stati eccezionali. In questo momento non vi so rispondere sulle condizioni attuali di quelli che, potenzialmente, potrebbero essere trasferiti”, ha concluso.
