Si tratta dell'antica danza delle Seychelles, eseguita in origine attorno a un falò

La notizia è stata lanciata dall’Unesco su Twitter: la “moutya”, antica e sensuale danza delle Seychelles, è stata riconosciuta patrimonio immateriale culturale dell’Unesco, come tesoro da salvaguardare. Originariamente eseguita intorno a un falò, nel buio della foresta nel cuore della notte, la “moutya” è un’espressione di resistenza. Attraverso la danza, tamburi di pelle di capra, noci di cocco, triangoli di metallo, pentole e utensili da cucina le persone schiavizzate condividevano il proprio dolore e cantavano le difficoltà che dovevano affrontare, in una coreografia semplice e sensuale.

La ‘Moutya’ fu portata alle Seychelles dagli schiavi africani che arrivarono con i coloni francesi all’inizio del XVIII secolo. Erano soliti praticare questa danza di notte nella foresta, a distanza dalla casa dei loro padroni. Lungo è stato il percorso per farla diventare patrimonio Unesco: il governo delle Seychelles presentò per la prima volta la “moutya”, all’Unesco, nel 2019, ma la richiesta fu respinta nonostante dal 2015 si lavorasse sul dossier di nomina per la sua iscrizione nella lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Altra tappa importante nel percorso per il riconoscimento fu il 30 agosto 2020, quando alcuni distretti di Mahé, Praslin e La Digue ospitarono un’ora di ‘moutya’ per commemorare il secondo anniversario dell’abrogazione del regolamento che vietava la percussione dei tamburi dopo le 21.

Ma come funziona questa danza? Nella folla, gli uomini indicano temi, di solito sociali, a cui le ballerine rispondono con toni acuti. I tamburi vengono riscaldati su un fuoco, prima che i tamburini diano il ritmo. Gli uomini e le donne iniziano quindi a ballare a un ritmo moderato, ondeggiando anche e scalpitando piedi. I ballerini si avvicinano ma non si toccano fisicamente: gli uomini allungano le braccia mentre le donne rispondono arruffando e agitando le gonne. Simile alla “sega” di Mauritius o alla “maloya” dell’isola di Reunion, la “moutya” è una delle bandiere dell’identità nazionale creola dopo l’indipendenza raggiunta nel 1976: status ufficiale raggiunto nel tempo quando la danza, eseguita spontaneamente all’interno delle comunità in occasione di incontri sociali ed eventi culturali, diventò, proprio per la sua qualità di improvvisazione, simbolo di molti eventi anche rivolti ai turisti. Oggi come allora, la “moutya” rappresenta un conforto psicologico contro le difficoltà e la povertà, un mezzo per resistere alla servitù e all’ingiustizia sociale, una forma di espressione dell’identità culturale. Se quindi state pensando ad una vacanza alle Seychelles, selvaggio e incontaminato ma dotato di strutture ricettive affidabili e accoglienti, non perdetevi l’occasione di vivere questa danza. Il clima caldo e tropicale dell’arcipelago nell’Oceano Indiano è perfetto per tutto l’anno, in particolar modo per chi sotto l’abito bianco vuole indossare un candido bikini da sfoggiare al termine del rito nuziale, per festeggiare sulla spiaggia dorata, all’ombra delle palme di cocco.

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