Le parole del numero uno del Comitato Olimpico: "Nomi ne leggiamo tanti, tantissimi, aspettiamo"

Giovanni Malagò non fa nomi, ma traccia un profilo. Il presidente del Coni si guarda bene dall’esprimere preferenze sul prossimo sottosegretario allo Sport del neonato governo Draghi ma, non per questo, si esime dal far trasparire il suo parere. “Serve una persona competente”, il suo pensiero. Un ragionamento frutto del tempo non lunghissimo di cui dispone il nuovo Esecutivo, specie se rapportato ai tanti appuntamenti, sportivi e non, sul tavolo. “Se arriva una persona che non conosce la materia, per quanto possa avere competenze di alto livello in altri settori, oggettivamente non c’è tempo”, dichiara il numero uno del Comitato Olimpico. Poco importa chi sia ma deve masticare la materia senza necessitare di periodi di apprendistato. Praticamente l’esatto opposto del ministro uscente Vincenzo Spadafora che, per sua stessa ammissione, aveva detto di non conoscere il mondo dello sport prima della sua nomina.

Del resto la road map non permette distrazioni: “Fra meno di cinque mesi siamo a Tokyo, fra meno di undici a Pechino”, spiega Malagò. A questo va aggiunto “la situazione del Coni”, con la riforma dello sport, e le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026. Ritrovata l’autonomia e la centralità del Comitato Olimpico con l’ultimo decreto legge del governo Conte bis, che ha evitato sanzioni da parte del Cio, ora Malagò spera di avere un interlocutore del mestiere per poter avviare un dialogo costruttivo e proficuo.

Dal lato politico il ‘toto sottosegretari’ impazza. “Nomi ne leggiamo tanti, tantissimi, aspettiamo”, argomenta Malagò senza sbottonarsi. La rosa in realtà è ristretta ma gli ultimi rumor portano a un testa a testa tutto interno a Forza Italia fra Paolo Barelli, attuale presidente della Federnuoto con cui in passato Malagò ha avuto diversi scontri e Marco Marin, ex schermidore e plurimedagliato olimpico. Quest’ultimo sarebbe il favorito ma il premier Draghi, che dopo aver omesso la parola sport nel suo primo discorso è tornato sull’argomento definendolo ‘un settore fortemente radicato nella nostra società e nell’immaginario collettivo’, potrebbe decidere di affidarlo a un uomo di sua fiducia scavalcando così le logiche partitiche.

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