Il bomber svedese a 39 anni trascina il Milan e tocca quota 500 gol. Il quarterback entra nella leggenda con il settimo Superbowl

I campioni non finiscono più, o meglio non finiscono mai. Di vincere e di stupire, di cingersi di gloria imperitura e trasformare gli anni che passano in oro. Ai tempi del coronavirus sembra che i superassi dello sport abbiano trovato più che il vaccino antipandemico, l’antidoto giusto per restare giovani anche superati abbondantemente gli ‘anta’ o prossimi a varcare quel traguardo un tempo considerato l’anticamera dell’addio. Dal totem Ibrahimovic all’infallibile CR7 che limano record a suon di reti tanto da mettere in difficoltà anche gli statistici, dall’eterno Gigi Buffon ancora innamorato di volare tra i pali a Stephane Peterhansel che a 56 anni si toglie lo sfizio di vincere tra le sabbie l’ennesima ‘Dakar’, la lista dei campioni senza età si allunga finendo per celebrare quell’eterno supereroe americano di nome Tom Brady, che a 43 primavere si aggiudica con i Tampa Bay Buccaneers il suo settimo Super Bowl diventando il giocatore più ‘anziano’ a poter vantare il titolo di ‘SB MVP (most valuable player).

 

Nessuno come lui, e come loro, titolari della formula magica della longevità figlia del carattere e della determinazione e di quella che in molti chiamano semplicemente desiderio bulimico di non accontentarsi mai. I progressi della medicina aiutano, se uno vuole può sapere molto di più sul suo fisico ma il segreto è quello di tenere lontane le tentazioni sfruttando le qualità fisiche che madre natura ha dato loro, limate, impreziosite e custodite nel tempo. Ibra stupisce per la sua furia agonistica e la sua volontà: la celebrazione ieri del 500/mo gol in carriera è durata poco più di mezz’ora, il tempo di segnare il numero 501 e sigillare la vittoria del Milan sul Crotone. Lo svedese, diventato un’icona, continua a mantenere in campionato la pazzesca media di un gol all’ora. Nelle sue undici presenze è stato in campo 881 minuti segnando 14 volte. Il che fa appunto un gol ogni 63 minuti. Continuando così potrebbe sfiorare le 40 reti. Giocando con i numeri Ibra schianta CR7, a cui per fare tre gol servono tre partite (una media di un gol ogni 91 minuti) mentre a Ibra ne bastano due. Ma il portoghese in fatto di reti ha pochi rivali: uno su tutti Pelè.

 

Di calcoli invece non ne fa troppi il signor Tom Brady, l’highlander dello sport che alla sua decima partecipazione alla finale del Super Bowl che valeva il titolo di campione, ha guidato i Buccaneers, sfavoriti davanti ai Kansas City Chiefs, a una vittoria netta, per 31-9, mortificando il suo potenziale erede Patrick Mahomes, 25 anni, il giocatore più pagato della Lega di football tramortito dalla sagacia e dalle geometrie perfette di “Comeback Kid”. Questo uno dei tanti soprannomi di Brady che da quando ha capito di essere un predestinato ha chiamato il suo braccio destro “money maker”. Come dargli torto. “Ci abbiamo creduto e sono molto orgoglioso dei ragazzi”, ha commentato alla fine Brady che a proposito del suo ennesimo titolo ha ammesso che “sono tutti speciali”.

 

Ma in questo pianeta chiamato sport, sempre più popolato da ‘anziani’ da non confondere con le ‘vecchie glorie’, trovano spazio anche stelle che brillano da una manciata di lustri come Serena Williams (a caccia del suo 24mo Slam) o Roger Federer, che a quarant’anni si sta allenando per realizzare il suo ultimo grande sogno, l’oro olimpico (se Tokyo 2020 glielo permetterà). E in casa Italia non si può dimenticare la longevità di una ‘sirena’ inaffondabile come Federica Pellegrini o quella di un centauro impavido e mai stanco come Valentino Rossi ancora lì a sognare il suo decimo titolo mondiale. “Corro perché penso di riuscire a vincerlo. Ma non è un’ossessione. Sarei contento di fare bene, fare podi, essere protagonista, in lotta”, ha detto al Corriere della Sera. Gareggiare a 42 anni “non cambia granché. Spingo al massimo evitando di fare sciocchezze. Sempre stato così, cercavo di preservarmi anche a 20 anni. Non sono mai stato un pilota spericolato. È che vorrei confrontarmi sul tema ‘correre a 40 anni’ ma è impossibile: nessuno è rimasto in sella così tanto”, ha aggiunto Rossi. Fenomeno anche per questo…

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