La medicina rigenerativa è ormai una realtà clinica che sta riscrivendo il destino dei tessuti umani. Oggi questo campo si muove lungo due direttrici: da un lato la chirurgia ricostruttiva basata sull’innesto di tessuto adiposo, dall’altro l’evoluzione tecnologica della sua conservazione.
Un cambio di paradigma per la medicina rigenerativa
Il tema sarà affrontato da Carlo Ventura e Gino Rigotti a Spoleto Olistica 2026. L’evento, di scena nella cittadina umbra dall’8 al 10 maggio, metterà in relazione biologia, chimica, fisica quantistica, filosofia, medicina integrata, psicologia, musica e spiritualità.
“La medicina rigenerativa è una strategia che mira a riparare organi e tessuti danneggiati che non potrebbero essere recuperati con le sole tecniche farmacologiche o chirurgiche”, spiega Carlo Ventura, medico, cardiologo e dottore di ricerca in Biochimica.
Dal volume alla biologia: l’intuizione di Gino Rigotti
Sul piano clinico il pioniere di questa visione è Gino Rigotti, medico chirurgo, specializzato in Chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica. Partendo dalla ricostruzione mammaria, Rigotti ha trasformato una tecnica nata a metà Ottocento – l’innesto di grasso – in una sofisticata terapia biologica. Se in passato i risultati erano altalenanti, la chiave moderna risiede nel principio introdotto da Sidney Coleman: “Poco grasso, per tante volte”. Una precisione quasi sartoriale che rispetta la proporzione tra volume innestato e ricevente.
Ma la vera scoperta di Rigotti è andata oltre l’estetica: “Innestando grasso in tessuti resi duri e fibrosi dalla radioterapia, mi sono accorto che lo stato del tessuto cambiava completamente, riacquistando le caratteristiche originarie”, racconta il professore.
Il suo studio del 2005, con oltre 1.800 citazioni, ha segnato il passaggio dalla semplice ricostruzione volumetrica alla rigenerazione biologica. Un fenomeno visibile anche nel ringiovanimento cutaneo, dove il grasso iniettato nel derma stimola la comparsa di nuove fibre elastiche, un effetto che inizialmente sfidava le spiegazioni convenzionali e che oggi ci porta a parlare di “capacità morfogenetica”.
“Nelle ricostruzioni mammarie assistiamo a una sorta di miracolo: il grasso trapiantato diventa un’entità biologica intelligente. Non si limita a trasformare se stesso, ma istruisce il tessuto circostante a ridiventare pelle, muscolo o ghiandola, ripristinando persino la sensibilità tattile e termica che sembrava perduta per sempre”, aggiunge Ventura.
Verso il minimo trattamento efficace
L’obiettivo della moderna medicina rigenerativa è il passaggio dal “massimo trattamento tollerabile” al “minimo efficace”. In questo contesto, la tecnologia gioca un ruolo cruciale per superare il limite delle sedute multiple.
Grazie alla Lipobank di Carlo Ventura — una joint venture pubblico-privato — il grasso prelevato può essere criopreservato in azoto liquido per anni. “Questo riduce drasticamente l’invasività per il paziente”, spiegano gli esperti. Dopo un primo prelievo, gli interventi successivi possono essere eseguiti in anestesia locale, trasformando una chirurgia complessa in una gestione modulare del materiale biologico.

